domenica 30 aprile 2017

Ora avanti insieme con Matteo Renzi

Oggi un bel risultato, collettivo e frutto di un impegno a lungo termine di tanti che ci hanno creduto. Di chi ha pensato già nel 2012 "il futuro è adesso" e poi è passato dal "ritenta, sarai più fortunato". E da chi prima non era convinto, temeva la personalità forte di Matteo Renzi e voleva in qualche modo fermare il cambiamento. Da domani si riparte da qui, da 2/3 che ci credono, si riparte dalle riforme e da quel Paese che mette al centro cultura, Europa e giovani, si riparte insieme da un partito democratico che desidera con forza essere attore del cambiamento in atto nella società tutta e non subirlo in modo passivo. Una bella giornata, una bellissima vittoria, che dà un senso alla strada che stiamo facendo: una strada che ora deve portarci dall'entusiasmo al lavoro costante e quotidiano per andare a formare il consenso anche laddove è meno solido, anche dove ci sono perplessità e dubbi. Oggi ci accompagna la forza dell'esperienza e di questi anni in cui Matteo Renzi si è misurato con l'attività di Governo e può quindi continuare con maggiore consapevolezza, e con una comunità più ampia, meno sprovveduta, più corale.  #passodopopasso funziona.

lunedì 24 aprile 2017

In cammino con Macron

La scelta che ha davanti la Francia nelle prossime due settimane è tra costruire e distruggere, tra testa e pancia, tra apertura e chiusura. Il risultato bassissimo dell'estrema destra nella multietnica Parigi (5%) ci riporta ancora una volta al contrasto tra le grandi realtà cittadine dove il contatto con il diverso è continuo, costante, quotidiano e i piccoli paesi dove c'è una maggiore volontà di circondarsi di muri. Di confini. Credo e spero che prevalga la testa, la speranza, l'ottimismo e soprattutto l'Europa: la nostra Europa che è l' insieme di tanti Paesi, da soli piccoli e insignificanti, ma insieme forti di una cultura plurale e unitaria. Un blocco occidentale che ha imparato dopo le violenze di due guerre mondiali prima a coesistere e poi ad amarsi mettendo, mattoncino dopo mattoncino, le basi per una grande casa comune, democratica, solidale, aperta ed economicamente molto più stabile di quanto non lo possano essere le piccole realtà locali. L'Unione fa la forza e fa la differenza per questo nostro futuro incerto. Ci fidiamo della Francia perché è la culla della democrazia e perché vogliamo ripartire insieme per migliorare l'Europa che è parte della nostra identità. Investiamo sulla speranza, e sul futuro, sull'ottimismo e non sulla rabbia. 


giovedì 30 marzo 2017

Con il Partito Democratico la cultura riparte


È innegabile che in questi anni di lavoro del Governo Renzi e del Parlamento vi sia stata un’inversione di rotta in ambito culturale. Dopo anni bui, in cui la cultura era considerata la cenerentola degli investimenti – quando non un costo vero e proprio – finalmente si è tornati ad investire: Art Bonus, bonus 18app, il cinema del mercoledì a 2 €, i musei statali gratuiti la prima domenica del mese, le assunzioni al Mibact. Tutti provvedimenti che tracciano un percorso di medio-lungo periodo che guarda alla cultura come motore del Paese, come base della democrazia.

Mozione Renzi-Martina: la cultura al centro

Nella mozione congressuale a sostegno di Matteo Renzi ho ritrovato l’intenzione chiara e viva di continuare su questa strada: una strada che guarda al futuro dell’Italia come un futuro in cui i beni, ma anche le attività culturali, sono al centro dello sviluppo sociale ed economico. Un futuro aperto al turismo e all’incontro con l’altro, all’identità che è prima di tutto cambiamento, mettersi in gioco. Ho ritrovato un’idea di cultura come strumento di crescita personale, come mezzo per trovare nuove soluzioni ai problemi, perché sempre più cittadini sviluppino la capacità di pensare in modo nuovo e sappiano essere interpreti attivi del cambiamento.

Contro la povertà educativa

In cammino per la cultura dunque, in un’ottica che certamente deve essere europea: è necessario togliere gli investimenti in cultura e ricerca dalle regole di bilancio, in sinergia con l’Europa, ed è indispensabile che si combatta la povertà educativa di alcune aree d’Italia in particolare attraverso un lavoro comune europeo, volto a far sì che le nuove generazioni crescano sempre più in un’ottica di cittadinanza europea e abbiano nuove opportunità di allargare i propri orizzonti.

Investire in cultura per non lasciare indietro nessuno

Perché – a differenza di quanto sostenuto da tanti che criticano l’operato del Partito Democratico di questi anni – sono convinta che per non lasciare indietro nessuno, in questa delicata fase storica, la strada da percorrere sia proprio questa: investire in cultura, credere nell’Europa, e combattere insieme il populismo. Dare a quanti più cittadini possibile, indipendentemente dalla classe sociale a cui appartengono, gli strumenti culturali per interpretare la complessità, dare loro gli stimoli per sviluppare curiosità e la capacità di cambiare punto di vista, affinché possano compiere scelte più consapevoli e mettere sempre in discussione ciò che altre forze politiche, in modo poco democratico, cercando di trasmettere come verità assolute.

martedì 28 marzo 2017

Workshop: Merate del Futuro, per una città condivisa

Prendersi cura dei Beni Comuni per costruire comunità e liberare energie - sabato 1 aprile a partire dalle 9 c/o sala civica F.lli Cernuschi, viale Lombardia 14 

L’evento, che si svolgerà nell’intera giornata di sabato a partire dalle ore 9 alle ore 16.30 è organizzato dal Circolo PD di Merate con la partecipazione di numerosi relatori, sarà suddiviso in due “tavoli di lavoro” :
1) la mattinata avrà come argomento “Cittadinanza attiva”
2) il pomeriggio “Cultura e territorio volano dell’economia“.

Le motivazioni che hanno indotto il Circolo PD di Merate ad organizzare questo specifico momento di incontro sono da ricercare nel particolare momento storico che stiamo vivendo, in cui la politica sembra aver perso le sue peculiari funzioni, in una società in profonda trasformazione.
Negli ultimi anni, complice anche la crisi internazionale, si parla sempre di più di società “liquida “, in cui alcuni valori e ideali, dati per scontati dalle generazioni nate nel dopoguerra appartenenti alla cosiddetta società “solida”, sono ormai diventati obsoleti ed estranei ai tempi moderni. Quindi crisi delle ideologie e della “vecchia” politica, ovvero quale potrà essere una nuova politica? L’alternativa è l’antipolitica e ciò che ne consegue in termini di populismo e affermazione di estremismi.

Programma:
ore 9.00-9.15 apertura e accoglienza partecipanti
Luciano Ballabio - moderatore del workshop
Enrico Mazzucchelli - segretario del PD Merate
Fausto Crimella - segretario provinciale federazione provinciale PD Lecco
Patrizia Riva - presentazione del workshop

UNA POLITICA PER LA POLIS con on. Gianmario Fragomeli, parlamentare PD
CITTADINANZA ATTIVA COME NUOVA FORMA DI PARTECIPAZIONE POLITICA con Giovanni Moro, presidente di Fondaca e docente di sociologia politica all'Università Gregoriana di Roma
AMMINISTRAZIONE PARTECIPATA: L'ESPERIENZA DEL COMUNE DI SAN DONATO MILANESE con Gianfranco Ginelli assessore del comune di San Donato Milanese
URBANISTICA CONDIVISA NELLA CITTA' DI MILANO con Alessandro Balducci, docente di pianificazione e politiche urbane al Politecnico di Milano
ESPERIENZA POLITICA, PARTECIPAZIONE E CULTURA con Virginio Brivio, sindaco di Lecco

SEGUE DIBATTITO
ore 12.45-14.00 BUFFET

LA BELLEZZA COME OPPORTUNITA' DI CRESCITA SOSTENIBILE DEL TERRITORIO, con on. Veronica Tentori, parlamentare del Partito Democratico
RIGENERAZIONE URBANA E VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO: PARADIGMI POSSIBILI con Laura Visigalli, architetto
VISIONE, CULTURA E TURISMO con Simona Piazza assessora alla cultura del Comune di Lecco
CULTURA E TERRITORIO, UN VOLANO PER L'ECONOMIA
con on. Roberto Rampi, parlamentare in Commissione Cultura alla Camera dei Deputati

SEGUE DIBATTITO CON LA CITTADINANZA, I COMITATI, LE ASSOCIAZIONI CULTURALI E DI VOLONTARIATO

ore 16.30 chiusura con Alessandro Alfieri, segretario regionale del PD Lombardia



L’antidoto all’antipolitica è la politica.
E questo laboratorio di idee, assieme a voi, è una grande soluzione comune!
Vi aspettiamo numerosi e carichi di idee!

Per info:
pdmerate@gmail.com

Evento promosso da:
Circolo PD Merate - www.facebook.com/PDMerate

con la collaborazione di:
Circolo GD Merate - www.facebook.com/GDMerate

mercoledì 22 marzo 2017

Londra

L'arma più potente del terrorismo oggi è l'uomo stesso. Il/gli assalitori di oggi a Londra avevano una macchina e un coltello, nulla di costruito. Penso alla donna che camminava su quel ponte: la sua vita, la sua storia, una passeggiata pomeridiana sul ponte della sua città, forse una città dove era arrivata a fatica magari per lavoro o forse no, una turista. Una persona che cammina tranquilla ed improvvisamente si trova a terra senza vita. Penso alla guardia fuori da Westminster che oggi si è recata al lavoro come ogni giorno e se ne stava lì in piedi, tranquillo nella sua routine quotidiana pensando alla cena della sera​ o alle prossime vacanze, e si è trovato accoltellato all'improvviso. Ma è umanamente terribile anche pensare all'agente di polizia che in pochi secondi si è trovato ad utilizzare l'arma che aveva in mano da sempre e che da oggi per tutta la vita avrà sulla coscienza un uomo. La violenza del terrorismo in questi ultimi anni sta cambiando le vite di tutto l'Occidente e la percezione del mondo di tutti noi. Occorre un ragionamento di prevenzione serio ma anche una nuova coscienza collettiva che includa e che educhi le nuove generazioni per evitare il ripetersi degli errori del passato. Credo sia necessario riappropriarsi della consapevolezza che le istituzioni democratiche sono nostre, di tutti noi, e sono la prima ed indispensabile garanzia di quello stile di vita, proprio solo degli ultimi decenni della storia umana, in cui la morte è lontana e la vita scorre in modo quieto e senza particolari paure.

sabato 11 marzo 2017

Lingotto 2017: cultura, identità e cittadinanza


Alla 3 giorni del Lingotto di Torino, organizzata a sostegno della candidatura di Matteo Renzi a segretario del Partito Democratico, si parla anche di cultura. In questi 3 anni di governo, finalmente dopo 30 anni c’è stata un’inversione di rotta, con maggiori investimenti e con il riconoscimento della cultura come motore della democrazia; occorre pertanto continuare su questa strada. Occorre continuare sulla strada di Art Bonus, che ha permesso ai cittadini di riappropriarsi del proprio patrimonio culturale, estendendolo ad altre categorie ancora non coinvolte nel progetto. Siamo il quartultimo Paese europeo come numero di lettori, è necessario rinforzare le politiche per la lettura con la consapevolezza che chi non legge non sviluppa la capacità critica che serve ad essere buoni cittadini, attivi e partecipi. Nei prossimi anni sarà necessario portare avanti in più ambiti un “diritto alla democrazia culturale”, favorendo l’apertura di nuove librerie anche indipendenti, intendendo la libreria non come mero luogo di acquisto di un prodotto ma come luogo di avvicinamento alla lettura e di incontro, punto di riferimento per una comunità. E' intervenuta al tavolo la presidente del SIL Cristina Giussano.
Le iniziative del bonus diciottenni, dei mercoledì al cinema a 2 euro e della prima domenica del mese gratuita nei musei statali fanno parte di un progetto complessivo di medio-lungo termine che possiamo continuare a sviluppare, con nuovi progetti che lavorino su nuove modalità per avvicinare i giovani alla cultura.
Cultura è strettamente legata a turismo, e si è parlato anche di ripartire dall’identità dei territori: siamo spesso erroneamente convinti che l’identità abbia molto a che fare col passato, poco col presente e niente col futuro. E’ necessario invece comprendere che l’identità ha a che fare soprattutto col futuro, e per questo dovremmo iniziare a parlare di appartenenza, facendo in modo che chi lavora all’accoglienza turistica siano soprattutto persone che hanno scelto attivamente quel territorio. Reimparare ad accogliere per aprirsi all’altro, alle culture diverse da noi: una nuova sfida per il futuro.
In questi anni, grazie soprattutto al lavoro del Partito Democratico, si è iniziato a parlare dei lavoratori della cultura come lavoratori appunto, professionisti che investono tempo, passione ed energie e che devono pertanto essere considerati a tutti gli effetti come i lavoratori degli altri settori.
E’ indispensabile continuare su questa strada e investire nel capitale umano e nella formazione continua in tutti gli ambiti della cultura. Ieri hanno coordinato il tavolo Flavia Piccoli Nardelli, Roberto Rampi e Andrea Marcucci, con un importante e significativo intervento anche di Silvia Costa.
Qui la chiusa della prima parte del tavolo ieri sera:

Si continua oggi dalle 14.30, sarà presente anche la senatrice Rosa Maria Di Giorgi.
Chiunque abbia esperienza in ambito culturale o voglia portare la sua testimonianza può iscriversi al tavolo all'arrivo.

giovedì 2 marzo 2017

L'appello alle istituzioni per i lavoratori K-Flex

"Al prefetto di Monza e Brianza
Al Ministro dell'Interno"

Oggetto: situazione K-Flex, ordine pubblico, tutela della proprietà e prossimi sviluppi.
Nel rispetto delle reciproche competenze, in vista delle prossime giornate che si preannunciano drammatiche, e al fine di contemperare il corretto equilibrio tra gestione dell'ordine pubblico e della legalità e riduzione del conflitto sociale ci permettiamo di chiedere di concertare passo passo qualunque intervento di ordine pubblico nell'area degli stabilimenti K-Flex di Roncello e nelle connesse manifestazioni che potrebbero coinvolgere altre zone del Vimercatese.

Avendo seguito fin dall'origine la vicenda ci sentiamo di testimoniare nero su bianco l'atteggiamento rispettoso, pacifico, non violento dei manifestanti, persino di fronte a provocazioni, nonostante la drammaticità della situazione.

Nei confronti delle forze dell'ordine, di altri lavoratori coinvolti, degli autisti dei mezzi pesanti coinvolti c'è sempre stato rispetto in un clima di reciproca solidarietà.

Ma impedire, in maniera non violenta, lo spostamento di beni di proprietà di K-Flex, senza per questo mai nemmeno ipotizzare occupazioni o danneggiamenti, è assolutamente legittimo all'interno delle regole che tutelano in diritto di sciopero.

Pertanto qualsiasi azione delle forze dell'ordine volta a tutelare lo spostamento di beni dagli stabilimenti, non essendo per nulla chiara neppure la relazione tra questi ed eventuali finanziamenti pubblici erogati all'azienda e possibili violazioni delle condizioni di erogazione stessa, non solo sarebbe una forzatura ma potrebbe andare contro all'interesse generale.

Vi preghiamo pertanto di tenere in debita considerazione le nostre osservazioni, e nel farci garanti delle modalità pacifiche della protesta chiediamo di poter essere coinvolti e far da tramite per contemperare tutti i legittimi interessi in gioco, nessuno escluso.

On. Roberto Rampi - deputato
Enrico Brambilla - consigliere regionale
Roberto Invernizzi - Vice presidente della provincia di Monza e Brianza
Luca Signorile - Sindaco di Roncello
Giorgio Monti - Sindaco di Mezzago

In cammino ... per Matteo Renzi segretario

Ieri ho sottoscritto la candidatura di Matteo Renzi a segretario del Partito Democratico
Una scelta maturata dopo una lunga riflessione con le persone che hanno creduto nel suo progetto fin dall'inizio, con le persone che in questi anni mi hanno aiutata a comprendere la complessità della buona politica e con chi insieme a me ha sostenuto il sì al referendum. 
Un modo per continuare a costruire un'Italia migliore, passo dopo passo, insieme. 
Ripartiamo da qui, ripartiamo da un partito inclusivo e partecipato che coinvolge i giovani!
 

domenica 26 febbraio 2017

K-Flex: la battaglia dei lavoratori continua

L'on. Rampi con il sindaco di Carnate Nava
Oggi è il 33° giorno di presidio per i lavoratori della K-Flex (qui la prima parte della vicenda) che stanno scioperando contro la delocalizzazione prevista nei prossimi mesi che porterebbe in Polonia la produzione dell'azienda di Roncello. Ieri hanno ricevuto la presenza e la solidarietà dei sindaci della zona, dei consiglieri regionali e dei parlamentari, che hanno visitato il presidio e si sono confrontati con i lavoratori.
Il prossimo incontro al ministero dello sviluppo economico è previsto venerdì 3 marzo alle ore 12. Al precedente incontro l'azienda non si era presentata e anzi, aveva inviato 187 lettere di licenziamento proprio il giorno stesso.
La situazione appare complessa a causa della volontà dell'azienda di perseguire nelle sue intenzioni di portare il lavoro in Polonia. E' emerso che la K-Flex ha ricevuto 35 milioni di € di fondi pubblici a sostegno della sua attività, e certamente questo fatto sarà oggetto di verifica da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico.
"Ci sarà il secondo tavolo venerdì" dice l'on. Rampi ai lavoratori "ci auguriamo che qualcosa scatti nella testa di queste persone. Faremo la verifica su quei fondi e chiederemo di rispondere delle loro responsabilità, ma soprattutto noi tutti insieme stiamo facendo sapere alle persone che cosa stanno facendo. Perché in questo caso - a differenza di altri casi che mi sono capitati di aziende in crisi, in cui ci sono situazioni di difficoltà dove non è facile trovare l'uscita - l'uscita è facile da trovare. Queste persone devono decidere se essere ricordati come imprenditori che hanno preso un'azienda a Roncello e l'hanno portata in tutto il mondo, o se essere ricordati come delle persone che hanno deciso di lasciare quasi 200 famiglie a casa".
i sindaci e il parlamentare in ascolto dei rappresentanti sindacali 
Un lavoratore che dialoga con l'on. Rampi 
I sindaci del territorio con l'on. Rampi e il consigliere regionale Brambilla di fronte ai cancelli dell'azienda 
Un lavoratore di origine marocchina offre il tè tipico 
La raccolta fondi per i lavoratori 
 

venerdì 24 febbraio 2017

Dei voucher e del loro abuso: aggiornamenti

Aggiornamento dati INPS sull'utilizzo dei voucher nel corso dell'anno 2016: fra i primi 15 utilizzatori troviamo catene di negozi, grandi società che organizzano eventi, una nota società calcistica, multinazionali del settore ristorazione, gioco d'azzardo e un centro commerciale, oltre a due agenzie interinali: Manpower e Adecco. 
Tutte aziende che prima erano tenute a pagare il lavoro con regolari contratti: contratto del commercio, contratto a chiamata o, nel caso delle agenzie interinali, il CCNL in vigore nell'azienda utilizzatrice. 
Il lavoro occasionale esiste ma non è questo, e non sono queste le realtà che potrebbero fare nero al posto di assumere: queste sono aziende che, se non assumono in regola, devono ricevere una verifica da parte degli organi preposti e una conseguente multa. 
Con il voucher evitano la multa ma il lavoratore non ha comunque garanzie. Occorre certamente un aggiornamento della normativa in vigore.

giovedì 23 febbraio 2017

Uber, Flixbus e tutte le opportunità gestite all'italiana maniera

Premessa l'esistenza di un cambiamento culturale e sociale in atto che è comunque una grande opportunità per tutti, la Politica come si sta ponendo? Come un antico e conservatore esattore delle tasse o come forza che vuole governare il cambiamento e far sì che i cittadini tutti possano lavorare tutelandone diritti lavorativi, dignità personale, parità di genere e sì, anche la sicurezza? 
La risposta appare scontata ma non lo è. 
Il web, l'affermarsi della sharing economy, l'aumento di persone con un livello di istruzione mediamente più alto rispetto al passato ma con meno potere d'acquisto, sono un cocktail esplosivo se l'impianto normativo non è pronto. L'ultimo caso di Flixbus, con l'emendamento passato in Senato e poi il dietrofront del nostro Partito che promette di intervenire in seguito. A presentare l'emendamento in oggetto al Senato sono stati quattro senatori del gruppo Conservatori e riformisti: Lucio Tarquinio, Francesco Bruni, Luigi D'Ambrosio Lettieri e Luigi Perrone, ex parlamentari di Forza Italia usciti al seguito del pugliese Raffaele Fitto. E' pugliese anche Giuseppe Vinella, presidente di ANAV, l'associazione nazionale autotrasporto viaggiatori. La Viaggi & Turismo Marozzi s.r.l., azienda dello stesso Vinella, opera sulla tratta tra Bari e Roma, la stessa su cui Flixbus è entrata qualche mese fa con i suoi prezzi competitivi. 
Ho personalmente utilizzato Flixbus e mi sono trovata bene, l'acquisto online è tranquillo, rapido e sicuro, su tratte lunghe c'è sempre il doppio autista, autobus puliti e con i servizi. 
Credo che la priorità della politica - o almeno di una politica di sinistra - di fronte a servizi low cost debba essere quella di verificare che siano rispettati i diritti dei lavoratori, cosa che spesso non avviene quando non si regolamenta il settore delle spedizioni low cost per esempio, in cui gli autisti delle consegne assunti tramite cooperativa vengono pagati un tot a consegna e non hanno quindi un'applicazione del CCNL trasporti e logistica. 
L'evoluzione in corso non è reversibile né qualcuno auspica che lo sia, nessuno di noi vorrebbe tornare a non avere i servizi che abbiamo e a dover passare da un intermediario per qualunque acquisto, ma si può entrarci in modo serio e competente, in tempi certi e adatti ai tempi di vita delle persone. Guardando prima alla persona, lavoratore o consumatore, e dopo al mantenimento degli status quo di chi c'era prima. Provando a vedere il cittadino prima come lavoratore, consumatore da tutelare, utente consapevole e solo dopo come contribuente mancato o come eventuale membro di un gruppo costituito (associazione riconosciuta dal Governo o sindacato) 
Prima c'è stato Uber, fenomeno non capito e aggredito superficialmente fin da subito, in corso ci sono AirBnb, tutto il comparto della sharing economy e tante altre realtà nate dal web che si basano sull'autogestione del cliente. Contano sul fatto che il cliente sappia destreggiarsi, abbia competenze informatiche, e dia la priorità al risparmio. Vedono il possibile cliente come una persona libera da vincoli e da paure che affronta la vita di petto e sceglie personalmente le esperienze costruendole da sé. Vivono di recensioni online. Qualche anno fa accadde qualcosa di simile con le agenzie di viaggi: ormai obsolete a meno che non sappiano inventarsi servizi nuovi, sono state pian piano soppiantate da booking e altri siti che aiutano l'utente ad organizzarsi il viaggio. Personalmente non ho mai utilizzato un'agenzia di viaggi dal 2008 ad oggi, ho usato Flixbus e AirBnb ma mai Uber, ammetto tuttavia che ho preso solo due taxi in vita mia (molti anni fa, prima di Uber) ma che, per non saper né leggere né scrivere, vedendo stasera un calmo tassista romano urlare in prima serata su La7 improperi irripetibili rivolti a chi ha avuto l'onere e l'onore di governare questo Paese, ho pensato che da uno così un passaggio non lo accetto neanche gratis. 
Nell'era del 3.0, o la Politica governa il fenomeno, lo indirizza e sceglie sempre di guardare prima al bene del cittadino e ai bisogni diffusi e poi alla conservazione, o perdiamo una grandissima occasione: quella di avere un Paese più moderno e una politica più forte nel suo potere contrattuale con l'economia imperante. Il mercato libero va certamente regolamentato, ma per regolamentarlo occorre uno studio approfondito, l'ascolto delle diverse categorie, non emendamenti passati nella notte e inseriti in un decreto legge che poi viene mandato blindato alla Camera con la fiducia. 
Serve piuttosto uno studio delle regolamentazioni che hanno funzionato all'estero, uno sguardo a quali possono essere i risvolti positivi se le persone si spostano di più usando un servizio acquistato online, e serve una nuova consapevolezza di chi sta offrendo servizi ormai vecchi: rinnovarsi per offrire qualcosa in più e garantire la propria presenza sul mercato. Occorre un cambio di rotta, perché quello che vediamo ad ogni flame proposto dal web è solo la punta dell'iceberg ma molti non stanno guardando al di sotto.  
Serve conoscenza, ascolto, maturità, e un approccio della politica volto a trovare punti di incontro, a ricomporre e non a aizzare la rabbia come avvenuto per esempio fuori dalla sede del PD romano con i tassisti. 

martedì 21 febbraio 2017

Comunicazione non ostile: come ricostruire insieme la comunicazione virtuale?

Come blogger ho sottoscritto questo manifesto, perché credo in un mondo virtuale che tiri fuori il meglio delle persone e non il peggio; in un contesto che accolga opinioni diverse e la possibilità di ascolto dell'altro e della mediazione.
http://www.paroleostili.com/

venerdì 10 febbraio 2017

Motivazioni sentenza corte costituzionale sull'italicum


La Corte Costituzionale ha depositato ieri le motivazioni della sentenza sull'italicum, da cui ripartire per scegliere i prossimi passi. Sul ballottaggio scrive: "Le modalità di attribuzione del premio attraverso il turno di ballottaggio determinano una lesione" perché per come è congegnato l'Italicum "il premio attribuito al secondo turno resta un premio di maggioranza e non diventa un premio di governabilità". Per questo tale premio deve essere vincolato all'esigenza costituzionale "di non comprimere eccessivamente il carattere rappresentativo dell'assemblea elettiva e l'eguaglianza del voto". La corte scrive inoltre che la legge elettorale con cui si andrà al voto dovrà garantire maggioranze omogenee tra Camera e Senato


mercoledì 8 febbraio 2017

Diletta Leotta e il giudizio morale sull'abbigliamento femminile

foto da La Repubblica 
Da "non puoi parlare di privacy se sei vestita sexy" riguardo all'abbigliamento di Diletta Leotta a "vestita così se l'è cercata" riferito a tanti casi di violenza sulle donne, il passaggio è breve.
La celebre conduttrice di SKY, classe 1991, ieri sera ha parlato a Sanremo riguardo al cyberbullismo e alla privacy online, raccontando anche un episodio di violazione dei dati personali (presi dal suo cloud) da lei subìto. Una ragazza giovane, sveglia e preparata, e sì, anche bella: che non è una colpa.
Ma a quanto pare la cosa ha suscitato scalpore e la necessità, per molti, di togliere autorevolezza alle sue parole. Cosa c'entra la privacy sul web e il serio problema del cyberbullismo con l'abbigliamento? Nulla. A meno che non vogliamo tornare alla preistoria e all'uomo che se vede o intravede allora .. a tutto è autorizzato. A meno che non vogliamo buttar via anni di battaglie per l'emancipazione femminile. Ora io comprendo che in un'ottica di femminismo la donna non deve sentirsi obbligata a spogliarsi per apparire, ma giriamo il ragionamento al contrario: a un uomo semivestito in un contesto in cui è previsto che lo sia, verrebbe contestata una presunta non autorevolezza su un tema specifico per via dell'abbigliamento? Non credo proprio. La giovane donna oltre che brillante è nativa digitale ed è stata essa stessa vittima di un caso di cyberbullismo che ha fatto storia, e che sta facendo anche storia di giurisprudenza riportando il concetto di violazione della privacy e appropriazione indebita dei dati a quello che è: un reato; grazie al fatto che la giovane donna ha fatto subito denuncia per le foto private divulgate senza il suo consenso in seguito ad hackeraggio del suo cloud. La conduttrice non necessita di giustifiche per il suo abbigliamento elegante e splendidamente sexy, necessita di uno sguardo meno arrapato sul corpo e di un ascolto dei contenuti di ciò che ha detto: è utile a tutti. Così come è utile a tutti comprendere che nel nostro sistema giudiziario, per fortuna, esiste una netta distinzione tra chi ha commesso il crimine - qualunque esso sia - e la vittima, per cui creare una racconto diffuso secondo cui se la vittima non ha tenuto il comportamento desiderato da altri è un po' meno vittima non fa parte del nostro ordinamento giudiziario. Questo vale per il pedone investito, per la vittima di stupro, per la vittima di un furto o rapina: è importante che si diffondano informazioni chiare sul fatto che chi ha subito il reato non è in alcun modo colpevole, se non vogliamo tornare al medioevo. Tra l'altro, nel caso specifico del cyberbullismo, trattandosi di un tema relativamente recente, è necessario anche che chi non utilizza in modo abituale il web e non ha competenze specifiche si ponga all'ascolto anche per sviluppare insieme soluzioni che funzionino e che tengano conto dei comportamenti reali delle persone e delle abitudini più diffuse. 

Vedere la maternità in modo nuovo: la chiave per una effettiva parità di genere

Oggi il Corriere riporta la storia di Martina, assunta al nono mese di gravidanza. Queste storie, seppur rare, dobbiamo raccontarle di più e farle diventare un modello di comportamento socialmente accettato e anzi incentivato. Ci sono tanti pregiudizi verso le donne quando iniziano ad avere figli, quasi che a quel punto la donna fosse "di competenza" della famiglia o del partner e non più della comunità in cui è inserita. Durante la gravidanza e l'allattamento la donna ha più che mai bisogno di certezze, di un bonifico mensile costante e di sapere che il fatto di avere un figlio a carico è un motivo in più perché l'azienda abbia comportamenti di piena responsabilità sociale e non il contrario ma è qualcosa ora come ora più eccezione che regola: raccontiamo queste storie, e soprattutto rendiamo visibile la realtà di tutte le altre non considerandola scontata né immodificabile per natura. Se una donna che viene lasciata a casa in gravidanza, anche a contratto scaduto ma con la consapevolezza da parte del datore di lavoro che così facendo la sta condannando a farsi mantenere da altri, è indispensabile che ne parli con i sindacati e con i media in modo da creare una reputazione negativa per l'azienda, e invece formare un consenso positivo intorno a quelle realtà che si fanno carico della madre tanto quanto si è fatto, per secoli, con i padri. Consapevoli che un bimbo merita una mamma felice, al sicuro, e professionalmente soddisfatta e che solo così potrà avere l'opportunità di crescere in un ambiente sereno. 

lunedì 6 febbraio 2017

K-Flex: no alle delocalizzazioni

Nei giorni scorsi è stata preannunciata la delocalizzazione della produzione dello stabilimento di Roncello (MB) della K-Flex, azienda leader nel settore degli isolanti in gomma, nel corso del 2017;
La delocalizzazione coinvolgerebbe circa 250 persone, in maggioranza over 40 e quindi con possibilità ancora minori di altri di trovare un nuovo lavoro;
Oggi è stata confermata dalla sede polacca dell'azienda la volontà di investire sulla manodopera in Polonia invece che in Italia. 


K-Flex è una multinazionale italiana a conduzione famigliare nata nel 1989 e ora presente in 60 Paesi nel mondo con 11 impianti e più di 2000 dipendenti totali, ha il bilancio in attivo ma nonostante ciò già nel 2014 ha licenziato 46 lavoratori.
Nel corso degli anni, l’azienda ha aperto diversi stabilimenti produttivi all’estero: in Europa in Germania (dicembre 2000), in Scandinavia (luglio 2005), in Polonia (dicembre 2005), nel Regno Unito (aprile 2006) e, a luglio del 2008, in Romania. Nel resto del mondo con 4 stabilimenti aperti in Cina tra il 1998 e il 2009, negli USA, in Russia, in India e in Malesia. 

K-Flex è stata sollecitata ad una sospensione della procedura di delocalizzazione della produzione dallo stabilimento di Roncello (MB), sede da cui è iniziata l’attività e da cui ha avuto poi inizio il florido sviluppo successivo, e dove oggi gli operai sono in sciopero permanente da una settimana.
Qui possiamo ascoltare le storie di alcuni lavoratori dell'azienda che ci spiegano quanto sta accadendo e il loro presidio permanente ai cancelli per impedire che i macchinari siano portati fuori: 
Settimana scorsa è già stata depositata alla Camera un'interrogazione parlamentare dell'on. Roberto Rampi (Partito Democratico) e i lavoratori hanno ricevuto solidarietà da tutte le forze politiche anche in occasione di un incontro in Regione giovedì 2 febbraio. Mercoledì 8 febbraio è previsto un incontro al MISE. 

mercoledì 1 febbraio 2017

#18app quanto siete soddisfatti?

Un breve questionario sul bonus 18enni: quali sono le difficoltà riscontrate, quali i punti migliorabili sia nella fase di registrazione sia nella fase di utilizzo dei buoni. Per tutti i nati nel 1998 e/o per chi li sta aiutando nella registrazione e nell'utilizzo del bonus #18app https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeZNxcPnh63toaiuVnvZ7uIFXdlArjTT6jnaBUdqOkr33RCeA/viewform?c=0&w=1 


venerdì 27 gennaio 2017

Al voto subito porterebbe forse ad un maggior caos e insoddisfazione

Cosa succede dopo la sentenza della Corte Costituzionale sull'Italicum? Al di là dei facili entusiasmi, il voto subito non è un'opzione positiva. 
Il ballottaggio: la Corte Costituzionale ha bocciato il ballottaggio. Non sappiamo le motivazioni della sentenza, che saranno depositate a febbraio, per cui non sappiamo se il ballottaggio è stato bocciato per evitare di avere due leggi non omogenne una per la Camera e una per il Senato, o perché è incostituzionale che chi prende un 20% di consensi al primo turno abbia la possibilità di avere oltre il 50% di posti in Parlamento: la democrazia sarebbe meno rappresentativa? 
Il premio di maggioranza: solo con il 40% dei voti, e siamo sinceri: chi mai potrà avere il 40% dei voti? Stando agli ultimi sondaggi riportati qui sotto in una tabella del Corriere della Sera, siamo tutti molto lontani da quelle %. 

dati Ipsos per Corriere della Sera
L'illusione che il 40% del referendum converga su Matteo Renzi è una mera illusione, molte persone hanno scelto il Sì o il No al referendum indipendentemente al partito di appartenenza e molte volte il vincitore è stabilito negli ultimi giorni di campagna elettorale da quel 2-3% che oscilla fino all'ultimo, composto da persone politicamente inconsapevoli che ascoltano gli slogan e i dibattiti televisivi in modo disaffezionato e distaccato cercando solo di capire quale partito proteggerà meglio il loro stile di vita. Sicuramente non abbastanza per arrivare ad un 40% per nessuno: qui le opzioni non saranno due come nel referendum, ma molte di più e inevitabilmente dispersive. 
Capilista: il capolista potrà candidarsi in 10 collegi ma non potrà scegliere il collegio di elezione, che invece sarà sorteggiato. 
Tutte le altre questioni sono state dichiarate inammissibili o infondate e la legge è immediatamente applicabile: immediatamente non significa che si debba effettivamente andare al voto.
L'impossibilità a governare produrrebbe comunque un Governo di coalizione, che è purtroppo un elemento incomprensibile a molti italiani: il vero problema è che i cittadini mancano di formazione politica per cui intendono sempre più il compromesso come un inciucio, un accordo come una fregatura, un punto di incontro come una rinuncia a qualcosa di sé e non come un'aggiunta di elementi della controparte. E così via. Tra l'altro, usciti dalla campagna referendaria, abbiamo anche notato come il linguaggio della comunicazione in campagna elettorale si faccia sempre più estremo e iperbolico, lontano dalla concretezza, dai toni pacati, dal dialogo e dalla proposta. Con questo clima, un'altra campagna elettorale sarebbe solo un disastro su tutti i fronti. Far calmare le acque, e portare la legislatura fino al suo termine naturale, è invece un modo se si riuscisse a comunicarlo ai cittadini in modo corretto, per rinforzare il concetto che il Parlamento non cade quando si rifa il Governo, e che il premier è eletto dal Capo dello Stato come da art. 92 della Costituzione e non è scelto dal popolo perché siamo una repubblica parlamentare: a molti non è ancora chiaro questo passaggio ed è un elemento di propaganda negativa da parte delle forze populiste. 
Qualunque risultato elettorale produrrebbe insoddisfazione nei cittadini se non è chiaro il funzionamento delle istituzioni, a questo punto perché investire in un'altra campagna elettorale, per di più interrompendo anzitempo il regolare lavoro parlamentare sui disegni di legge in corso?

martedì 17 gennaio 2017

Ritrovare i luoghi della politica per superare la crisi

A livello non solo locale, dalla nascita del Partito Democratico ad oggi è cambiata la politica e le sue forme di organizzazione, e sono entrate in campo nuove forze che pericolosamente tentano di incanalare il risentimento dei cittadini verso la crisi economica nel populismo e in forme di partecipazione diverse da quelle a cui siamo abituati. 
In tutto ciò diviene quindi sempre più necessario rinforzare i luoghi della politica perché a tutti i livelli - da quello prettamente locale passando per le federazioni provinciali fino ad arrivare al livello nazionale ed europeo - si riesca a dare risposte ai cittadini che stanno affrontando un periodo di cambiamento e sono spesso impreparati. 
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un mutamento radicale del sistema economico, con gli effetti della crisi finanziaria globale che, non solo nel nostro Paese, hanno impattato sulle economie nazionali e locali: questo ha causato una ridefinizione della geografia del lavoro e dello sviluppo e di conseguenza della società tutta, dalla quale la politica non può prescindere. E' necessario invece che la politica ed in particolare il Partito Democratico raccolgano questa sfida e sappiano essere dentro al cambiamento, spiegandolo ai cittadini e formando una nuova coscienza collettiva. E' necessaria la piena consapevolezza del fatto che laddove la politica è poco presente o non incassa la fiducia dei cittadini e non sa dare risposte, i cittadini cercheranno quelle risposte altrove. 

La tendenza demografica di invecchiamento della popolazione e diminuzione della natalità unita a flussi di popolazione migrante sempre più complessi da governare si unisce inscindibilmente al tema del lavoro per i giovani e del necessario rinnovamento del sistema pensionistico, e ci pone allo stesso tempo di fronte ad un confronto costante e quotidiano con l'altro: chi ha il compito di preparare i cittadini a questo confronto? il sistema educativo certamente può fare molto per quanto riguarda le nuove generazioni, ma è indispensabile che sia la politica con le sue scelte e il suo modo di comunicarle a farsi carico dell'integrazione dei migranti e della loro inclusione attiva nel tessuto sociale; un'inclusione che può essere portata avanti in modo attivo e positivo dalle amministrazioni locali democratiche nelle realtà dove hanno una forza e una coesione data da un comune quadro di valori di sinistra. 
Il progressivo impoverimento di un ceto medio a rischio di vulnerabilità sociale inoltre non è estraneo neanche alle città di solito più benestanti; i modelli culturali e i processi di produzione e riproduzione dei saperi, legati in modo ormai inestricabile a tecnologie informatiche e comunicative in costante evoluzione e di cui non tutti i cittadini tuttavia sono oggi partecipanti attivi, costituiscono l'ultimo elemento che va a comporre il quadro delle sfide che la sinistra dovrà affrontare nei prossimi anni. 
Questa complessità, ed il suo impatto sulla comunità e il territorio, richiede un investimento straordinario in analisi, riflessione, elaborazione, al fine di comprendere le tendenze in atto e fare rete tra i diversi circoli ricominciando a costruire progettualità politiche che si concretizzino in azioni di Governo ed in sostegno attivo ai rappresentanti dei vari in Regione e in Parlamento: la base deve ritornare ad essere un incubatore di idee, un luogo attivo di informazione e formazione dei cittadini, una guida nell'analisi della complessità del nostro tempo, i nostri luoghi della politica devono tornare ad assomigliare di più ad un laboratorio di ricerca o ad un cantiere che a un'assemblea di condominio. 

martedì 10 gennaio 2017

Il Nettuno di Bologna: un'opera d'arte incompresa dal software?

Da mesi segnalo decine di account fake ed ogni volta Facebook mi risponde gentilmente ed in tempi rapidi che il profilo non viola gli standard della comunità, poi una giovane scrittrice cerca di sponsorizzare una foto con la statua di Nettuno di Bologna e non gliela accettano perché "esplicitamente sessuale" ... I misteri degli "standard della comunità Facebook". Nello stesso tempo un quesito che si pone: può la macchina, il software, l'automatismo, sostituire il cervello umano? 
la statua di Nettuno così come proposta a Facebook
la notifica ricevuta dalla scrittrice
Questo caso pare dirci di no. L'uomo ha una mente che non "rileva il nudo" come accade con un automatismo di Facebook ma sa discernere l'opera d'arte dal corpo fisico, la persona dalla sua rappresentazione, il sexy dal porno, il nudo artistico dal nudo volgare. La macchina rileva forme, ma non può conoscere il contesto in cui tali forme sono inserite. Il "sessualmente esplicito" è definizione vaga in quanto tende ad oggettivare un elemento come il nudo che viene percepito in modo differente a seconda di chi osserva e non può pertanto essere oggettivo. O almeno non può esserlo in relazione alla possibilità che tale nudo sia "esplicitamente sessuale" nel momento in cui si tratta di un'opera d'arte.  
Non è un tema da poco. E non si applica solo all'arte e alle sponsorizzazioni Facebook: il tema è ben più ampio e porta a chiedersi fin dove la risposta automatica di una chat di assistenza clienti possa sostituire la persona fisica che assiste il cliente, fin dove il robot può compiere gli stessi gesti dell'uomo. Non nei contenuti, ma nella effettiva capacità di calare il gesto nel contesto. Un uomo non considererebbe una statua di un centro storico come elemento che viola gli standard della comunità: non si porrebbe neppure il problema. E' chiaro che trattasi di opera d'arte, di manifestazione di bellezza e pertanto viene protetta e accolta dalla comunità tanto che si trova in una piazza cittadina in bella vista. 
Che vadano ripensate le tecniche di giudizio di Facebook? Spesso anche la segnalazione di video violenti non porta ad una risposta del social network concreta ma solo ad una risposta automatica. Probabilmente il rilevatore di nudo-violenza-fake e la capacità di discernere cosa urta l'animo umano e viene percepito come fastidioso dallo sguardo di chi osserva sono da ricalcolare, o da "umanizzare". 
Dunque il problema è che l'opera d'arte non è compresa dal software o che non dovremmo delegare ad un software la nostra capacità critica di analisi, osservazione, decriptazione delle immagini? 

martedì 27 dicembre 2016

Sui voucher occorre un cambio di rotta

Condivido con voi l'intervista al presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano oggi su l'Unità e il punto di vista di Luigi Sbarra segretario generale della Fai Cisl nazionale sull'uso smodato e sconsiderato dei voucher e sulla necessità di un cambio di rotta. L'utilizzo dei voucher, iniziato nel 2003 come modo per far emergere lavori quali personale per le pulizie domestiche, babysitting e ripetizioni, sta piano piano prendendo il sopravvento come nuova modalità di ingaggio per lavori per i quali è regolarmente prevista la possibilità (e il dovere?) di applicazione di un CCNL di riferimento.
Come è noto, negli ultimi anni la politica e le azioni legislative hanno prodotto norme che più o meno gradualmente hanno allargato la legittimazione nell'uso dei voucher sia dal punto di vista del "lavoratore" che del committente. I numeri sono chiari ed emblematici sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.
L'Unitù 27 dicembre 2016 intervista a Cesare Damiano e a Luigi Sbarra

Attraverso la Riforma del 2012 (governo Monti) è stato superato il concetto di "occasionalità ed accessorietà” delle prestazioni, collegando così la nozione di lavoro accessorio unicamente al riferimento del compenso annuale in capo al prestatore di lavoro
; questo ha dato la possibilità di utilizzarlo tutti i giorni, in maniera continuativa. E quindi, perché un datore di lavoro dovrebbe stipulare un contratto a tempo determinato part time o full time con tutti gli oneri e i costi che ciò comporta (tredicesima e quattordicesima per i contratti che lo prevedono tra cui quello del commercio e dei trasporti e logistica, Trattamento di fine rapporto che permette al lavoratore temporaneo di non collassare tra un breve contratto e l'altro, ferie, malattia, maternità, contribuzione, disoccupazione, tasse, ormai spesso considerati più un benefit che un diritto), se può reclutare personale a voucher e pagarlo 7,50 euro l’ora senza costi aggiuntivi? È chiaro che la domanda è retorica, in quanto la risposta va da sé e i dati sull’impennata di utilizzo anno dopo anno lo dimostrano. Aggiungo che va diffondendosi l'abitudine di richiedere certificati di malattia per assenza anche su contratti (voucher ma non solo) che non prevedono il pagamento della malattia stessa, e in questo senso è profondamente mancante il sindacato nel suo ruolo informativo perché ovviamente il lavoratore che è reso consapevole del fatto che qualora la malattia non sia retribuita non è dovuto alcun certificato medico in caso di assenza non lo produrrà, e il fatto che ci sia ignoranza in materia tra i lavoratori può creare pericolosi precedenti.
Le modifiche legislative sui voucher, anno dopo anno, riforma dopo riforma, ne hanno allargato il campo di applicazione sia oggettivo (i settori) che soggettivo (datori di lavoro e lavoratori), con l’ulteriore e recente novità, contenuta nel d.lgs 81/2015, dell’aumento a 7.000 euro dell’importo netto percepibile annualmente dal singolo prestatore di lavoro. Un lordo che supera tra l'altro gli 8000 euro al di sotto dei quali un lavoratore dipendente o pensionato non pagherebbe l'irpef. In questo modo, dal momento che nel caso di un cumulo di CUD il lavoratore si ritrova centinaia di euro di tasse da pagare l'anno successivo anche se solo uno dei datori di lavoro dovesse sbagliare le trattenute irpef, e il pagamento delle tasse è a quel punto a carico del lavoratore, chi viene retribuito a voucher non è in alcun modo incentivato a cambiare la propria situazione per non rischiare di dover versare di tasca propria l'extra di irpef.
E il tetto per il committente? La normativa non lo ha mai previsto. E questo è un primo, ma non unico problema.
Così la stravagante normativa sul lavoro accessorio prevede che il prestatore di lavoro, indipendentemente dal numero dei committenti per cui lavora, non possa superare un compenso annuale di 7.000 euro, mentre il singolo committente potrebbe avere tutta la forza lavoro con voucher senza avere alcun tetto annuo. E non stiamo parlando di un committente circoscritto (come famiglia che si avvale di personale per le pulizie o baby sitter), poiché la normativa non mette limiti ai settori in cui si può utilizzare.
Tutto ciò ha comportato un vertiginoso aumento dei voucher. Si è passati dai 536.000 buoni venduti nel 2008 agli oltre 115 milioni del 2015, con una costante: le prime 3 Regioni per maggior numero di voucher venduti sono Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.
Complessivamente dal 2008 al 2015 sono stati venduti 277.193.002 voucher, mentre quelli riscossi ammontano a 238.081.224, con una differenza di oltre 39 milioni di voucher non utilizzati dai committenti.
Insomma: fatta la legge, trovato l'inganno. E' ora di rifare la legge?

(ringrazio la UIL per i dati fornitimi)

Perché tutta questa insofferenza verso Maria Elena?

Maria Elena Boschi foto di Vogue Italia
Perché tutto quest'astio verso Maria Elena Boschi? Me lo sono chiesta più volte, vedendola sempre preparata, composta, e bravissima nella comunicazione ogni volta che è ospite di qualche programma televisivo. La ministra può aver sostenuto proposte non sempre popolari, ma neanche così tante rispetto ad altri colleghi uomini e l'astio e la satira sessista nei suoi confronti sono nati prima ancora che lei sostenesse qualunque provvedimento. Madrina della riforma costituzionale, di fronte ad ogni argomentazione positiva sul futuro del Paese e nel merito dei contenuti della riforma, riceveva spesso soltanto critiche riferite all'aspetto, al modo di vestire, al suo essere giovane. 
Dunque, confrontando i diversi articoli critici nei suoi confronti sono giunta alla conclusione che la causa dell'astio diffuso nei suoi confronti sia dovuta a 3 fattori: la femminilità, la giovane età, la preparazione. Che in Italia ci sia un pregiudizio diffuso verso il nostro genere femminile non è né un segreto né una scoperta recente: l'idea che certi ambiti lavorativi e politici siano appannaggio degli uomini è dura da scardinare e spesso è un'idea avallata dalle stesse donne, con il loro comportamento e le scelte di vita che tentano di imporre alle loro simili spacciandole per unica strada possibile. Ma di questo ho già a lungo scritto e a lungo scriverò. 
La giovane età va a scardinare un'altra idea diffusa dell'italiano: chi è giovane deve fare strada, gavetta, imparare dai vecchi. Se il giovane è innovativo spesso viene visto come un rischio, qualcuno su cui non investire: lo abbiamo visto con gli innumerevoli detrattori di Matteo Renzi, visto come troppo giovane nonostante avesse 39 anni al suo ingresso in politica. Oggettivamente, dopo i 30 anni non si è solo "giovani". Si è anche e prima di tutto maturi. L'adolescenza e gli studi universitari sono ormai lontani, e tutta l'età adulta cioè quella lavorativa e compresa tra la fine degli studi e l'età pensionabile non è "gioventù" ma "età adulta". Ovviamente tutto ciò è di difficile comprensione per i nati degli anni '40 e inizio anni '50 che hanno sempre avuto in mano le fila del sistema e che nel vedere una nuova generazione crescere, formarsi autonomamente, affrontare il mondo con una visione nuova, paiono spesso spaventati. Non accettando una possibile rottamazione, cercano di riaffermare la propria esperienza come un valore e di fronte a un generico "sì grazie ne terrò conto ma ho già sviluppato delle idee" vanno in totale crisi e investono tutte le loro energie nel tentativo di ostacolare il percorso di crescita altrui. 
Terzo fattore, la preparazione. La competenza. Le conoscenze precise e puntuali e la capacità di approfondire. Questo elemento nel nostro Paese è spesso destabilizzante, lo si è visto anche con il modo di porsi verso la ministra Madia seppure in modo minore rispetto alla Boschi. Chi ha investito anni di vita nell'intelligenza interpersonale, lavorando solo sulle relazioni e sull'ambiguità, sul modo di comunicare evasivo, sui contatti dei propri contatti, vede con sospetto il fatto che una persona possa rispondere alle domande nel merito, approfondire i dati, confrontare le opinioni e fare una sintesi in modo chiaro ed esplicito e da lì proseguire con un metodo di lavoro condiviso. Talvolta semplicemente perché non saprebbero fare altrettanto, a volte molto più semplicemente perché c'è una paura generica che si realizzi l'ipotesi di un'Italia più meritocratica e più simile a tanti altri paesi europei - e anglosassoni - in cui non vi è dubbio che chi è responsabile di riforme e di cambiamenti che influenzeranno il futuro dei cittadini debba sapere rispondere nel merito alle domande e conoscere i contenuti su cui sta lavorando. 
Nell'immaginario collettivo se dovesse prevalere l'idea che per svolgere un compito si debbano avere studi e competenze, sarebbe difficile per molti italiani essere essi stessi oggetto del cambiamento necessario: significherebbe vivere in un Paese dove non conta più solo la capacità relazionale e la capacità di adattamento al contesto, ma anche le idee e la preparazione, e chi non ha idee e preparazione e voglia di fare poi che fa? 

lunedì 26 dicembre 2016

Teniamo comportamenti rispettosi verso i lavoratori in questi giorni di festa (e non solo)

Tra ieri e oggi, ho notato su Facebook diversi post di figli del consumismo "disperati" che cercano negozi di ogni genere aperti tra ieri e oggi. Il mio invito è quello di trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi. Chi non è disposto a lavorare nei festivi non dovrebbe costringere altri a farlo. Se ci sono due supermercati aperti e vanno deserti, in occasione delle prossime festività terranno chiuso. Viceversa se saranno stracolmi la prossima volta anche gli altri cercheranno di costringere i dipendenti a lavorare durante i festivi in nome del consumismo. Attendo gli imprenditori che cercheranno di costringere i sindacalisti ad accordi al ribasso. I nostri comportamenti influenzano le scelte della grande distribuzione, teniamone conto e soprattutto facciamo tutti un supplemento di ragionamento ricordando che fino a pochi anni fa non c'erano negozi aperti nei festivi e nessuno è mai morto di fame. La maggior parte di noi ieri ha mangiato come un'intera famiglia africana in una settimana, non credo che nessuno morirà di fame se non riceve soddisfazione immediata del proprio desiderio di acquisto. L'egoismo e la mancanza di capacità di vedere gli effetti del proprio comportamento sul sistema in cui siamo inseriti se il nostro comportamento fosse comune ad altre decine di persone è uno dei mali della nostra società. Pensiamo tutti di essere un'eccezione, e di avere il diritto a soddisfare il nostro improvviso bisogno di uno sfizio. Di essere il cliente speciale di quel negozio, o il cliente che ha sempre ragione. Vi svelo un segreto: il cliente non ha sempre ragione e dal punto di vista della commessa/cassiera siete speciali fintanto che pagate e ve ne andate il prima possibile. E soprattutto prima di essere clienti siete cittadini italiani ed europei che possono beneficiare di un certo tenore di vita grazie alle battaglie portate avanti negli ultimi decenni o secoli. 
Insomma, siamo semplicemente nati fortunati, non abbiamo nulla di speciale. 
Mi risulta che esista un diritto al lavoro, un diritto per i lavoratori al riposo e alle ferie oltre che alla giusta retribuzione (maggiorazione dei festivi), ma non mi risulta che esista un diritto a comprare tutto subito e ad avere a disposizione il prodotto ovunque di voglia 365 giorni all'anno h24. Facciamo tutti attenzione perché sono i nostri comportamenti che determinano la direzione in cui va il mondo del lavoro e sono le nostre scelte e il nostro modo di considerare l'altro che determinano il fatto che possiamo sentirci parte di una comunità in cui effettivamente ciascuno è responsabile degli altri o essere soli in mezzo alla folla. Qualcuno ha già obiettato "ma se io lavoro tutta la settimana" ... sono cazzate. Solo cazzate. Siate onesti, la maggior parte delle persone che vanno nei centri commerciali la vigilia di Natale al limite dell'orario di chiusura sono solo persone che si erano dimenticate di comprare i regali prima, così come la maggior parte delle persone che prenotano il parrucchiere il 31 gennaio sono persone che hanno litigato nei loro rispettivi posti di lavoro per avere le ferie a capodanno e accertarsi di poter fare in santa pace cenone e tirare mattina. Per non parlare di pensionati e casalinghe che potrebbero tranquillamente andare in un'altra fascia oraria/giornata lavorativa. Così come la maggior parte delle cose che ordinate online con Amazon Prime sono oggetti assolutamente superflui, e le cose che volevate comprare oggi al supermercato assolutamente non necessarie. La percezione del mondo che molti cercano di veicolare con le loro dichiarazioni secondo cui "io non lavoro nei festivi perché faccio un altro mestiere" è assolutamente riduttiva perché non tiene conto del fatto che un domani a chiunque potrebbe essere chiesto di lavorare in tutte le fasce orarie e tutti i giorni dell'anno, e che un domani quelle persone non troveranno più un sindacato disposto a trattare per loro se oggi il sindacato è indebolito dall'impossibilità di chiedere autonomamente e con forza che i lavoratori del commercio, che già hanno lavorato spesso in modo continuato nell'ultimo mese prima di Natale, si fermino nei festivi come oggi accade agli insegnanti, ai bancari, e come accade tutti i giorni ai pensionati e a chi ha scelto di non lavorare per "occuparsi della famiglia". 

sabato 24 dicembre 2016

Assassinio a Montecitorio un bel giallo di Roberto Rampi


Un consiglio di lettura per questo periodo di festa: 
Assassinio a Montecitorio di Roberto Rampi, il suo primo racconto giallo uscito a dicembre 2016. A Vimercate lo trovate a Il Gabbiano Libreria, a breve nelle altre librerie della brianza, o potete ordinarlo online sul sito ibs dove trovate una mia recensione. 
Buone feste a tutti voi! 

venerdì 23 dicembre 2016

La diffusione virale dei nomi dei due poliziotti di Sesto San Giovanni: una leggerezza?

E dopo quasi un'intera giornata di continua diffusione di informazioni riservate sui due agenti che hanno ucciso il terrorista a Sesto San Giovanni - peraltro facendo il loro lavoro e per legittima difesa senza sapere di chi si trattava - il Tg La7 ha dato spazio al questore di Milano e al sindacato di polizia che hanno chiesto di tutelare i due agenti non diffondendone i nomi e i loro profili facebook sono stati oscurati. Forse un po' tardi, nell'era del web, per garantire che non ci saranno ritorsioni, ma in quest'epoca funziona così: prima si fanno le cazzate, poi quando qualcuno lo fa notare gli si dà del tuttologo, poi arriva chi di competenza e prende provvedimenti. Sempre ovviamente con un ritardo rispetto ai tempi della comunicazione e della tecnologia. Nel frattempo i due nomi sono già perfettamente conosciuti da tutti le cellule terroriste di tutta Europa, ma il semplice buon senso non va più di moda. 
Foto di Daniele Bennati per il Corriere della Sera


"E' stata una follia rendere noti i nomi dei poliziotti che la scorsa notte a Sesto San Giovanni hanno fermato il killer di Berlino. C'e' infatti il timore che gli agenti, ma anche le loro famiglie, possano subire delle ritorsioni da parte dei terroristi islamici"; lo afferma Franco Maccari, segretario generale del Coisp, Sindacato indipendente di polizia. Che aggiunge: "Si sarebbe dovuta tutelare l'identita' degli agenti, cosi' come avviene per i militari impegnati all'estero nelle attivita' di contrasto al terrorismo. E' incredibile la superficialita' con cui e' stata gestita la vicenda da parte dello stesso governo, che rendendo nota l'identita' degli agenti, le loro foto e persino i loro comuni di provenienza, ha dimostrato di sottovalutare il rischio di rappresaglie, mettendo a rischio le vite dei nostri colleghi e dei loro familiari. Auspichiamo che almeno si cerchi di porre riparo garantendo la massima tutela dei poliziotti coinvolti e dei loro familiari, oltre a rafforzare ulteriormente l'azione di controllo e contrasto del rischio terrorismo nell'intero Paese, che con l'uccisione di Anis Amri ha dato un duro colpo all'Isis".

Nonostante ciò, dopo l'oscuramento dei profili facebook dei due giovani, sono già comparse due pagine con migliaia di mi piace. 

giovedì 22 dicembre 2016

Perché gli italiani all'estero non sono tutti cervelli in fuga

E' nata negli ultimi giorni l'ennesima polemica su come siano da considerare gli italiani all'estero. Merito - o colpa - del ministro Poletti che ha pensato di dire la sua sul fatto che, forse, gli italiani all'estero non sono tutti esattamente cervelli in fuga. Io penso che ognuno di noi abbia voglia di vivere dove si sente più a suo agio per il carattere, la forma mentis, le esigenze di vita e che il ministro non abbia detto nulla di strano sul fatto che molti degli italiani all'estero non sono dei geni. 
Esempio banale senza pensare all'espatrio: se uno vive a milano ma vuole aria pulita, verde, no traffico, possibilità di far giocare i bimbi fuori, e in più ama fare sport, forse è meglio che si trasferisca in montagna. di contro, se uno abita in un paesino sperduto e desidera mezzi pubblici, strade senza neve, lavoro sotto casa, locali con birra a portata di mano e tutta una serie di confort, può pensare di trasferirsi in un centro più grande. Sono convinta - almeno per l'esiguo numero di miei amici che sicuramente non costituiscono una statistica seria - che molte persone che lasciano l'Italia lo farebbero comunque, anche se non ci fosse crisi. Perché non sopportano il nostro provincialismo, la Chiesa, la famiglia troppo presente culturalmente secondo gli standard italiani, l'impossibilità ad avere una giustizia sociale ed una effettiva parità di genere. C'è gente che in modo utopico come me dopo Erasmus, stage a New York e Australia ancora crede che questo Paese possa migliorare ma non faccio una colpa a chi ha deciso di cercare un luogo più consono al proprio carattere, alle proprie aspettative, ai propri ideali, anzi credo abbiano fatto benissimo. Il punto non è l'opinione di un ministro, il punto è che noi siamo tutti cittadini del mondo (come disse Epitteto nel I secolo d.C.) e che spostarsi non è una sconfitta ma una ricerca del luogo più adatto a ciascuno. 
Guardate questo video, fino in fondo: 

E ora ditemi: questi ragazzi dove troveranno più futuro, più speranza, più voglia di vivere? Non vi fanno tristezza le risposte ricevute? Pensiamoci, quelli che rispondono al telefono sono anziani ma comunque cittadini ed elettori italiani, i ragazzi possono scegliere - si spera - se hanno la forza di allontanarsi. Certo scegliere potrà portare al fatto che fra qualche anno quando si staranno divertendo a passare il Natale facendo un barbecue su una spiaggia australiana ci sarà un loro parente, rimasto in Italia e mai uscito dal paesello che si lamenterà con la politica del fatto che il figlio è lontano. 
La ricerca di un luogo migliore dove vivere, di uno sguardo più ampio sulle prospettive di vita, la volontà di crescere dei figli che già sappiano due lingue fin dalla nascita, la volontà di guardare un altro tramonto, un altro orizzonte, non è esclusiva di chi ha un "cervellone", è parte dell'essere umano. I confini sono stati creati dalla storia e dallo sviluppo complesso dei rapporti internazionali degli ultimi secoli, ma sono ancor più nelle nostre teste: superare i pregiudizi su "all'estero di mangia male" e "che fatica parlare e scrivere in un'altra lingua" o pensare più semplicemente di ampliare il proprio business divertendosi, non sono una condanna o un rifiuto da parte del Paese d'origine: sono un ponte tra le culture. Viviamo in una società dove si può andare dall'altra parte del mondo in 24 ore di volo, dove per avere un visto si può fare la domanda online e dove con un corriere e un costo relativamente contenuto puoi spedire una merce negli USA e vederla consegnata domani mattina. Forse manca ancora uno scambio così veloce di idee, ma le persone si spostano con la stessa rapidità con cui una volta si andava a malapena a Milano, per cui ben venga il viaggio, la scoperta, l'incontro con l'altro. 
Il rapporto della Fondazione Migrantes sugli italiani all'estero - da ANSA
 E no, gli italiani all'estero non sono cervelli in fuga, sono persone come noi che hanno scelto di cambiare, a volte erano disperati, altre volte avevano ambizioni professionali o di studio, altre ancora volevano semplicemente vivere al mare, in un posto caldo, in un monastero buddhista, volevano aprire un'attività professionale senza pagare il pizzo, volevano poter cambiare lavoro più volte nella vita senza "giustificarsi" con i famigliari e senza trovarsi di fronte muri da parte di sindacati/inps/burocrazia varia. Dove essere se stessi senza sentirsi "alternativi", dove si può crescere un bimbo senza essere costretti a battezzarlo per quieto vivere, dove al colloquio di lavoro non ti chiedono "sei fidanzata", etc. etc. Non significa essere dei cervelloni, significa avere una mentalità aperta e la consapevolezza che si vive una volta sola ed è un terribile spreco passare tutta la vita in un unico luogo soprattutto se non si può scegliere come viverla. 

domenica 18 dicembre 2016

Spazio Teatro Invito: l'auditorium di Via Foscolo rimesso a nuovo per fare spazio alla cultura

Un lungo percorso partecipato ha portato all'inaugurazione dello Spazio Teatro Invito ieri sera a Lecco. Quando l'amministrazione comunale di Lecco ha iniziato ad amministrare la città 6 anni fa, questa sala c'era già: dopo 6 anni si è finalmente trovato un utilizzo coerente con le sue potenzialità, esplicitate nel progetto di Teatro Invito. La sfida è ambiziosa perché lo spazio ha tante caratteristiche diverse da quelle di un classico teatro, come dimensioni, come struttura e come inserimento: è al piano terra di un condominio in un contesto che ha già vissuto un forte cambiamento. 
Il bando del Comune ben spiegava che la sala era un'opportunità ma che aveva anche dei limiti e quindi il progetto doveva in qualche modo essere calibrato e ripensato, un progetto insomma dove contenitore e contenuto sono chiamati ad una continua contestualizzazione.
Teatro Invito, il sindaco di Lecco Virginio Brivio, l'assessora alla cultura Simona Piazza e l'on. Roberto Rampi

Teatro Invito non è nuovo a tutto ciò, perché nei 30 anni di attività - ad esempio con l'Ultima Luna d'estate - la sfida era anche quella di ambientazioni atipiche dove fare i conti con un pubblico diverso ed era anch'essa un pezzo dello spettacolo. Nel progetto di Teatro Invito emerge la funzione pubblica del teatro, con l'ambizione di farlo diventare anche un vero e proprio centro culturale, un luogo vivo di cultura, di incontro, di scambio, un laboratorio dove si può provare e un modo nuovo di coinvolgere la cittadinanza: un teatro inserito in mezzo a dove vivono le persone con il desiderio - condiviso dall'assessora alla cultura del comune Simona Piazza - di far rinascere i luoghi della cultura a Lecco. L'on. Roberto Rampi, in Commissione Cultura alla Camera, presente all'inaugurazione ha sottolineato la dimensione di comunità del nuovo spazio: 
"La cultura è democrazia, è un modo di stare insieme e di fare comunità. In questo stabile ci sono persone che vivono nella loro casa con la loro famiglia e i loro affetti e poi c'è una casa nuova che è una casa di tutti dove ritrovarsi insieme e credo che questo sia un modo di vivere anche il futuro". 
Lo spazio utilizzato non era un luogo della cultura abbandonato: era uno di quelli che vengono definiti "non luoghi" di cui non si conosce bene la destinazione, e per tanto tempo non ne è stato chiaro lo scopo e chi avrebbe potuto occuparsene. 
L'amministrazione comunale sta già lavorando ad un progetto comune con Teatro Invito che possa far vivere, conoscere e valorizzare questa nuova sala. Ci auguriamo che i cittadini lecchesi rispondano positivamente alla novità cogliendone l'opportunità per una programmazione culturale condivisa, una sinergia pubblico-privato per rivitalizzare la città.  
La stagione teatrale 2017 


giovedì 15 dicembre 2016

Il rapporto tra politica e beni culturali oggi nel convegno alla Triennale

Una mattinata ricca di spunti di riflessione e di approfondimento. Dall'assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno al ministro Dario Franceschini, il mondo politico ha voluto incontrare i commercialisti lombardi per discutere con loro di Art Bonus e detrazioni fiscali.
A due anni dall'entrata in vigore, Art Bonus si conferma un'idea innovativa che può ridare slancio agli investimenti culturali in Italia ma necessita di alcuni miglioramenti.
Racconta la passione per i progettti culturali e il restauro Irene Sanesi, presidente dell'opera di Santa Croce e della Commissione Economia della Cultura dell'UNGDCEC e racconta l'esperienza del lavoro svolto sull'Ultima cena del Vasari, a lungo considerato di pressoché impossibile recupero. Il capolavoro è nuovamente patrimonio collettivo visibile presso la basilica di Santa Croce a Firenze grazie al prezioso lavoro svolto da parte dell'Opificio delle Pietre dure di Firenze, a tutti coloro che hanno scelto di investire nel suo restauro e alla collaborazione del ministero. Per questo restauro grazie ad Art Bonus sono stati raccolti 150.000 euro.

E' un mondo che ha oggi più che mai bisogno di competenze specifiche.
Art Bonus sta dando la possibilità da due anni di fare donazioni per la tutela del patrimonio culturale italiano: in due anni è stato introdotto, stabilizzato e reso permanente atraverso l'introduzione di un credito di imposta del 65% per le donazioni in favore della cultura.
Ma come si attiva il dono? 
In questa fase sperimentale, forse non ancora nel modo migliore: i beni culturali vengono considerati ancora poco dei cittadini e molto dello Stato, per cui si passa a Art Bonus solo dopo aver atteso il supporto dello Stato. 
Secondo le ricerche effettuate sui donatori degli ultimi due anni, solo nel 14% dei casi sono interessati alla defiscalizzazione.
D'altro canto, nei primi 10 che hanno ricevuto da Art Bonus ci sono enti che avrebbero ricevuto comunque donazioni perché già molto conosciuti, molto legati al territorio o perché i mecenati erano già legati a quel bene culturale: il Teatro alla Scala di Milano, il Museo Egizio di Torino, l'Arena di Verona e la sua Fondazione, il Teatro Franco Parenti di Milano e poco dietro il Teatro Regio di Parma e il Donizetti a Bergamo.
Piccole realtà cittadine, piccole perle di bellezza in borghi che dovrebbero essere il fiore all'occhiello della nostra Italia sono invece state in parte trascurate dai donatori. Si trattava di beni la cui rilevanza per la comunità era meno sentita o i potenziali donatori non erano stati coinvolti nel modo migliore? 
Dobbiamo cominciare a non considerare più il dono come il bastone della vecchiaia dello Stato: è importante che qualcuno se ne occupi, per favorire la comunicazione tra chi ha bisogno delle risorse e chi può darle. Il dono deve entrare a far parte della prospettiva di comunità. 
Uno dei primi passi da fare in futuro è riuscire a sconfiggere l’idea che donare significa privarsi di qualcosa perché finché passa l’idea che si sta trasferendo ricchezza e non che si sta creando qualcosa, è durissima da spiegare: si tratta piuttosto di una scelta libera e volontaria che darà valore alla comunità aiutando a tutelare e valorizzare i beni culturali che ne sono parte integrante.
Potrà essere un'opportunità sia per il mecenate sia per chi riceve l'erogazione liberale ma solo cambiando l'orizzonte di visione.
Nel corso del convegno, sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta dagli studenti del master del Sole 24 Ore in Economia e Management dell'Arte e dei Beni Culturali sulla suddivisione degli interventi di Art Bonus nelle varie regioni d'Italia.