domenica 10 dicembre 2017

100 tappe per Gori: parte il tour

Domani parte "Gori100tappe" il tour on the road di Giorgio Gori. Dall'alta Valtellina alla bassa mantovana, migliaia di cittadini da ascoltare e tante realtà da scoprire, un lungo viaggio in 100 tappe nella #Lombardia di oggi per costruire la Lombardia di domani.
Anche noi possiamo aiutare, come?
Seguendo le tappe sui social, mettendo Mi Piace e condividendo ma anche con il passaparola tra i nostri contatti.

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100 tappe, una sfida sola:
Gori Presidente!


mercoledì 6 dicembre 2017

Mobilitarsi insieme

Mobilitarsi, insieme, in modo organizzato e facendo ciascuno un pezzetto di strada. Questa la richiesta del nostro segretario nazionale in vista della campagna elettorale per le politiche del 2018. Parlare a tutti i cittadini, anche a quelli che non ci hanno mai votato, per costruire l'Italia di domani. Chi vuole partecipare e dare il proprio contributo attivo scriva alla mail qui sotto volontari2018@partitodemocratico.it il tempo che spendete per la politica è tempo speso per il bene comune, per il futuro del nostro Paese. Inutile volere un Paese più giusto, più meritocratico, più moderno ed europeo se poi non ci mettiamo in gioco per cambiare le cose. Andiamo avanti, insieme!
https://www.partitodemocratico.it/partito/elezioni-renzi-insieme-la-piu-capillare-campagna-elettorale-litalia-ricordi/

martedì 5 dicembre 2017

Metropolitana a Vimercate: parte lo studio di fattibilità

Venerdì scorso è arrivata la conferma che lo studio di fattibilità sul prolungamento della M2 è stato finanziato da tutti i comuni coinvolti. Si tratta di un'analisi costi-benefici multiscenario che prenderà in considerazione tutte e tre le ipotesi in campo:
1) prolungamento della M2 da Cologno Nord a Vimercate
2) metrotranvia con costi più leggeri
3) BRT comunque ecosostenibile e non su gomma.
Oggi all'incontro del tavolo trasporti del PD Monza Brianza abbiamo ribadito all'assessore del comune di Milano Marco Granelli le priorità:
- valutare il carico dei mezzi soprattutto negli orari di punta da e verso Energy Park, centro direzionale Colleoni, area commerciale di Carugate.
- ricordare l'incidenza dell'eccessivo traffico in tangenziale est da e verso Linate anche sul trasporto merci
- ribadire il problema della sicurezza: qualunque soluzione, se non continuativa da Milano centro, deve prevedere un nodo di interscambio al chiuso e fermate accessibili solo a chi usufruisce del mezzo per rendere il mezzo adeguatamente attrattivo per tutte le categorie di utenti: giovani e anziani, donne e uomini, soli o accompagnati, con o senza disponibilità economiche, riposati o stanchi, diurni e notturni.
Il mezzo pubblico non deve essere una scelta di serie B ma deve essere la prima scelta per chi deve muoversi da e verso Milano e rendere attrattivo il distretto hi-tech che necessita di un rilancio nei prossimi anni. Anche di questo nuovo approccio dovrà occuparsi Regione Lombardia nei prossimi 5 anni e potrà farlo se cambieremo il governo regionale! #cambiaverso #versoLombardia2018 per Giorgio Gori presidente.
Sul giornale di Vimercate di oggi un articolo sul tema di Lorenzo Teruzzi che riporta la soddisfazione dell'on. Roberto Rampi e del COmitato Mobilità Ecosostenibile sul passo in avanti fatto.

venerdì 1 dicembre 2017

La mamma Ikea e il vero welfare che uno Stato deve garantire

Un breve pensiero sulla vicenda della mamma Ikea e del suo presunto, illegittimo licenziamento: io credo che vadano ascoltate entrambe le voci e che se effettivamente, come sostiene l'azienda, questa dipendente lavorava 7 giorni al mese, non sia di competenza dell'azienda privata garantirle il welfare. 
Io credo che sia assolutamente positivo e di sinistra sostenere che i bambini debbano essere della comunità in cui sono inseriti. Non della mamma. Purtroppo questa società scarica sulle donne compiti e responsabilità che altri non vogliono gestire. I bambini sono futuri cittadini di domani e pertanto se ne devono occupare il padre, i nonni, la scuola pubblica o privata, le baby-sitter, i vicini di casa, insomma l'intera comunità deve creare un sistema che si prenda cura della loro crescita, non la madre soltanto. Se ciò non avviene non è mai responsabilità dell'impresa privata. E soprattutto se la mamma subisce un giudizio morale quando sceglie di delegare ad altri una parte dei compiti che la società ha sostenuto essere suoi, la responsabilità è di tutti noi che lo permettiamo. Inutile che ci dichiariamo femministi e di sinistra se riteniamo che una donna alle 7 del mattino debba stare con suo figlio senza preoccuparci di offrire un'alternativa a quel bambino per crescere accolto nella nostra società. 
Preoccupiamoci di dare asili nido pubblici e con costi inferiori o gratuiti, preoccupiamoci che gli orari di asili nido e scuole materne siano più flessibili. Chiediamo formazione per le baby-sitter e ragioniamo sulla possibilità di avere anche asili nido all'interno dei condomini o baby-sitter per più bambini, ma soprattutto smettiamola di guardar male le mamme che scelgono di lavorare e che corrono tutto il giorno: un uomo che fa i turni di notte e non fa un giorno di malattia per mantenere i suoi figli è "un buon padre di famiglia", facciamo in modo che anche la donna sia considerata allo stesso modo. Facciamolo insieme nella nostra vita quotidiana e non chiediamo alla politica di introdurre regole che discriminerebbero ulteriormente le donne, ma ragioniamo su cosa sia effettivamente la parità di genere: parità di diritti e di doveri. 

giovedì 9 novembre 2017

Festival Innova di Reggio Emilia: terza edizione sabato 11 novembre 2017

Sabato 11 novembre al Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia si terrà la terza edizione di Innòva.

Nella cornice del Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia avrà luogo, sabato 11 novembre la terza edizione di Innòva, l’evento promosso dalla Fondazione Ora di Reggio Emilia, in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia, la Provincia di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna, Associazione Studentesca Unilife, Agenzia Nazionale per i Giovani, Impact Hub Reggio Emilia e PA Social, che tratta il tema dell’innovazione sotto tutti gli aspetti socio culturali.

Per quest’iniziativa si è scelto di porre al centro del confronto il tema dell’educazione, intesa come capacità di attraversare le trasformazioni radicali del nostro tempo.
Educazione nella scuola, alla cittadinanza, nello sport, nel lavoro e, appunto, nell’innovazione.

Il filo conduttore dell’intera edizione di Innòva, sarà, quindi, una prospettiva formativa nella direzione di sviluppare competenze innovative.

Europa, Cittadinanza Digitale, Comunicare, Cittadinanza, Millenials, Tecnopoli, Lavoro, Benessere, Smart City, Scuola, Cultura e Turismo, Classe Dirigente.

Saranno questi i dodici i tavoli tematici che si alterneranno nel corso dell’intera giornata, divisi, appunto, tra la mattina e il pomeriggio e intervallati dalla presenza di talk di diversi giovani protagonisti che presenteranno al pubblico la loro proposta e/o idea innovativa.

Si confronteranno con i giovani innovatori, diversi esponenti pubblici, accademici e onorevoli e amministratori appartenenti a diverse correnti politiche.

 Hanno confermato, con grande entusiasmo, la partecipazione ai tavoli tematici di innòva ben nove deputati tra i quali l’Onorevole Deputata del Partito Democratico Vanna Iori, sempre presente alle iniziative di Innòva, oltre che Andrea De Maria, responsabile PD formazione, Francesca Bonomo, Micaela Campana, Ernesto Carbone, Antonella Incerti, Damiano Zoffoli, Roberto Rampi, Marilena Fabbri.

Saranno presenti inoltre, il Sottosegretario alla Presidenza della Regione Emilia Romagna Andrea Rossi e l’assessore regionale dell’Emilia Romagna con delega al Bilancio, riordino istituzionale, risorse umane e pari opportunità, Emma Petitti.

La novità di quest’anno, rispetto alle scorse edizioni, è la totale assenza di palcoscenico che rappresenta una scelta nettamente voluta. Alessio Pecoraro, principale promotore di Innòva e co- presidente della Fondazione Ora! fa sapere che: “abbiamo scelto una location senza barriere, allargando, così l’orizzonte del confronto”.

L’evento Innòva è stato presentato, mercoledì 8 novembre nella sala stampa della Cameradei Deputati alla presenza degli onorevoli Vanna Iori, Andrea De Maria, Roberto Rampi, Marilena Fabbri, oltre al co-presidente della Fondazione Ora Alessio Pecoraro.

“Spero che quest’iniziativa sia una bella esperienza per tanti giovani per confrontarsi.  La città di Reggio Emilia, in virtù della sua storia passata e presente sempre all'insegna dell'innovazione, si è qualificata non solo per gestire il cambiamento ma anche per generare il nuovo, nel mondo educativo come in quello tecnologico e produttivo.” Ha dichiarato l’Onorevole Deputata Iori.

Alessio Pecoraro ha affermato, inoltre, che: “continuare a lavoro sulla città di Reggio Emilia non è per niente una scelta banale perché l’amministrazione di Luca Vecchi sta puntando molto su innovazione e protagonismo giovanile”.

L’intera iniziativa sarà dedicata alla memoria di una cara amica e protagonista delle scorse edizioni di innòva Vanda Giampaoli, venuta a mancare prematuramente nella giornata del 7 novembre.

La città di Reggio Emilia, sabato 11 novembre, si appresta a diventare, quindi, capitale italiana dell’innovazione, ospitando, al Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia un centinaio di giovani provenienti da diverse parti del nostro paese.

L’ evento non sarà impostato come una lezione frontale, ma come una vera e propria piazza nella quale avverrà un momento di scambio di proposte, esperienze e idee.

La piazza, inoltre, vedrà la presenza di uno speaker’s corner dal quale saranno lanciate, nel corso dell’iniziativa, ben sei messaggi contenenti proposte o idee innovative.

Per partecipare ad innòva, evento completamente gratuito, basta visitare il sito www.innovatalk.it, leggere tutte le informazioni che sono in costante aggiornamento e registrarsi ai tavoli tematici.

(Comunicato stampa di Luca Murrone)


martedì 7 novembre 2017

I prossimi mesi nel Partito Democratico

I mesi che ci attendono sono i più difficili di un percorso politico: la ricerca e la formazione del consenso in vista delle prossime elezioni politiche. Il racconto di quanto fatto di positivo dai nostri rappresentanti in questi anni, e il tentativo di renderlo fruibile a tutti, anche ai più critici. 
E' giunto quindi il momento di ritrovare e rinforzare il senso del nostro impegno nel Partito Democratico, in un progetto comune che vuole dare al nostro Paese la speranza del futuro e lavorare concretamente per uscire dalla crisi.
Non credo ci sia bisogno in questa fase di linguaggi violenti e di semplificazioni - che peraltro ho sempre ritenuto estranei al linguaggio che è proprio di una democrazia - ma è necessario contribuire a rendere il Partito Democratico il miglior interprete dei bisogni reali dei cittadini, ed è necessario farlo insieme in modo plurale ed unitario, mettendo da parte le divisioni interne e i rancori personali che purtroppo ancora oggi segnano il nostro percorso dentro e fuori dai circoli. 
Il nostro segretario Matteo Renzi ha iniziato in questi anni un percorso che forse non è eccessivo definire rivoluzionario, che rimette al centro la bellezza, la cultura e l’Europa. Che porta avanti una Politica che guarda a come vorremmo l’Italia per la prossima generazione e poi operativamente vuole trasformare questo sogno in un progetto concreto: il progetto di un’Italia giusta, meritocratica, che sappia rimettere il bene comune davanti all’individuo includendo tutti, e che contribuisca con la sua funzione pedagogica a superare il trentennio in cui si è investito più sul soddisfacimento di bisogni individuali e sulla cultura dell’apparenza.
Personalmente sono orgogliosa di far parte di un partito che, come l’equipaggio di una nave, cerca una rotta pur sapendo che l’obiettivo è lontano, e si ricompatta nei momenti di tempesta per rimanere a galla e per trovare la posizione giusta delle vele. Sono sicura che insieme possiamo farcela e possiamo essere una squadra vincente, valida, affiatata. Come vorrei l'Italia fra 10 o 20 anni? la vorrei democratica, inclusiva, meritocratica e proiettata al futuro, sempre con la cultura al centro e l'Europa come grande casa comune e sono certa che il Partito Democratico abbia gli strumenti necessari per guidare i cittadini verso una comprensione della complessità della situazione economica in cui siamo ed includerli nei processi decisionali rendendoli parte attiva del cambiamento.
Per questo, oggi come domani, avanti insieme con Matteo Renzi segretario! 

Intervento in aula di Roberto Rampi sul codice dello spettacolo

Qui il video 


Quello che oggi andiamo ad affrontare è un tema veramente importante, lo dimostra anche il numero significativo di disegni di legge che sono abbinati al provvedimento in esame, a dimostrazione che le diverse forze politiche e diversi colleghi parlamentari hanno voluto su questo provare a legiferare in materia. È da un certo numero di legislature che si cerca di arrivare ad una conclusione, che noi vediamo oggi finalmente prossima. Noi crediamo che questo disegno di legge, così come è stato elaborato dal Senato, così come abbiamo avuto modo di contribuire a svilupparlo lavorando con i colleghi del Senato, davvero contenga quello che serve al mondo dello spettacolo. Vorrei veramente che, attraverso le mie parole, da quelle porte potessero entrare in quest'Aula le donne e gli uomini che tutti i giorni lavorano nel settore dello spettacolo.
I viaggiatori della luna, una delle immagini più belle che ho imparato in questo lungo percorso di quasi due anni di confronto con queste persone, quelli che, tutte le settimane, tutti i giorni, tutti i fine settimana, nelle feste di paese, nelle nostre piazze, fanno sorridere una bambina o un bambino. Penso ai commedianti, a quelli che sul palco ci tendono la mano e ci trasportano con una parola in una foresta o in un oceano, senza bisogno nemmeno di un effetto speciale. Penso a tutti quei musicisti che, con la loro arte, accompagnano la nostra vita e, facendoci incrociare una canzone, sono in grado di cambiarci l'umore della giornata. Ai danzatori. Ecco, una democrazia ha bisogno di questo, ha bisogno di loro e ha bisogno di tutti quelli che stanno dietro a loro; ha bisogno dei tecnici delle luci, ha bisogno dei tecnici del suono, dei grafici che raccontano queste storie, di chi organizza le date, di chi le promuove, di chi le vende, dei luoghi dove realizzare lo spettacolo. Perché - e questo è il nodo dell'articolo 1 di questo provvedimento - la Repubblica dovrebbe riconoscere chi lavora in questo settore? Perché noi sappiamo che la democrazia è nata con il teatro, la democrazia vive con la cultura diffusa, la democrazia si sviluppa se ci sono i luoghi dello stare insieme e i luoghi dove si vivono delle emozioni condivise, non solitarie, non solipsistiche, ma condivise, dove nello stesso momento si vive la stessa emozione; questa è la prima base di un'aggregazione, che poi diventa democrazia, in tante forme, si trasforma nel corso del tempio, prende strade differenti. La cultura è il sale di una democrazia.
Per questo il Parlamento italiano, oggi, innanzitutto riconosce - tra l'altro, con un impegno che abbiamo preso, colleghi, in quest'Aula, tanto tempo fa, quando abbiamo votato una mozione e abbiamo provato a ipotizzare di fare finalmente un intervento - a queste persone che svolgono questo lavoro il fatto di essere, al tempo stesso, persone che, lavorando, provano ad ottenere il loro reddito e anche un guadagno. Perché sottolineo questa cosa? Perché per tanto tempo questo è stato un tabù, come se operare nella cultura dovesse essere necessariamente separato dalla dimensione economica, come se le due cose non dovessero mai incrociarsi, come se la cultura fosse un che di angelico che, quando incontra il denaro, perde la sua dimensione spirituale e qualificante. E invece non è così, anzi, la dimensione economica - il mercato dello spettacolo, la possibilità di far tornare i conti, di guadagnarci, di vivere dignitosamente - è una dimensione rilevante e oggi è una strategia di politica economica e di politica di sviluppo di questo Paese. Noi pensiamo, con questo disegno di legge, di sostenere un pezzo dell'economia del Paese e un pezzo delle attività industriali e produttive di questo Paese che sono collegate all'industria dello spettacolo. Però, come dicevo, quest'industria non produce solo economia, la produce ed è importante; non produce solo lavoro, e anche quello è importante. Questa industria produce - guardate, è un termine non mio, ma che in uno dei tanti incontri è emerso - felicità, è l'industria della felicità, cioè produce, appunto, quelle emozioni condivise e prova a creare le condizioni per stare bene, per vivere meglio, per avere degli effetti positivi nella vita delle persone di ogni giorno. Qualcuno ha studiato - io sono convinto di questo - come ci sia anche un elemento collegato alla salute, e in questo tempo in cui siamo diventati così bravi a curare le malattie del corpo, ma in cui emergono sempre con più forza le malattie dell'anima, una delle cure fondamentali delle malattie dell'anima è esattamente la cultura e in particolare lo spettacolo, che produce qualche cosa di unico ogni volta, di unico e irripetibile. Pensate quanto abbiamo bisogno, in questo tempo in cui tutto rimbalza e in cui tutto si ripete, di qualche cosa di unico e di irripetibile: questo è lo spettacolo dal vivo.
Ed è questa la ragione per cui, nell'articolato di legge noi ci organizziamo per dare sostegno a questo settore e, quindi, pensiamo, ad esempio, con le deleghe al Governo, di rivedere tutto l'articolato normativo per la prima volta, perché questo è un settore che subisce il fatto di essere normato in modo indiretto e, quindi, in alcuni campi, di avere la normativa che riguarda il trasporto, come se trasportare i pomodori e trasportare il palco per uno spettacolo fossero la stessa cosa, oppure subisce le normative dell'edilizia, perché montare un palco è considerato nient'altro che un cantiere, ma noi sappiamo che non è così, oppure subisce - e questo è molto importante - il testo unico di pubblica sicurezza, cioè delle normative ancora valide e create durante un regime per evitare che lo spettacolo diventasse il luogo per l'incontro e, quindi, per l'adunanza sediziosa. Guardate, non è un caso che durante un regime, cioè nel momento in cui viene sospesa la democrazia, si sia intervenuti  esattamente sullo spettacolo per mettere nel controllo delle forze di pubblica sicurezza la possibilità o meno delle persone di riunirsi e di incontrarsi, perché, è chiaro, questo fa capire che è l'essenza della democrazia. Noi pensiamo che oggi tutto questo vada superato e che questo settore possa avere, come previsto dalle deleghe al Governo, una sua legislazione ordinata, dedicata, che tenga veramente presente qual è la sua realtà; tra l'altro, producendo un aggiornamento di legge che, nella migliore delle ipotesi, riguarda quarant'anni e, nella peggiore, ne riguarda addirittura ottanta, quindi la possibilità di parlare del contemporaneo e di dare a queste persone quella semplificazione normativa, quel sostegno normativo, che permetta di fare il loro lavoro in maniera semplice, senza che lo Stato sia qualche cosa che complica loro la vita, ma, anzi, diventando qualcuno che tende loro una mano; e da qui, tutte le norme di semplificazione previste nel provvedimento. Ma c'è poi - ne citerò solo qualcuna - una delle deleghe che io ritengo particolarmente fondamentali, che è quella che riguarda i lavoratori di questo settore e che dice in maniera molto chiara, delegando al Governo l'attuazione di questo principio, che questi lavoratori hanno una specificità nella loro attività, che sta nella discontinuità del loro lavoro, perché è evidente che, non solo un musicista - noi pensiamo sempre a chi sta sopra il palcoscenico, a chi sta sotto i riflettori, ma io vorrei ricordare anche tutti quelli che stanno dietro -, ma tutti svolgono la loro attività non solo nel momento finale realizzativo, quello che vediamo tutti, ma svolgono un'attività importante in tutta la fase di preparazione; anzi, i professionisti dello spettacolo, la qualità dello spettacolo è data esattamente da quel lavoro oscuro dietro le quinte, che, però, è tutto il lavoro di preparazione. Noi riteniamo che questo lavoro vada riconosciuto ai fini pensionistici, che vada riconosciuto sostenendo i periodi di non lavoro, i periodi di non attività. Riteniamo che questo sia possibile perché, in realtà, questo settore oggi contribuisce in maniera significativa alla tenuta del sistema pensionistico così come occorre intervenire sulle normative di sicurezza sul lavoro, dove esistono delle disomogeneità importanti, ad esempio, tra i lavoratori autonomi e quelli subordinati; disomogeneità che vanno sicuramente superate, e questo disegno di legge ci permette di farlo. Seconda cosa che citerò velocemente: il tema della relazione con la scuola. Noi introduciamo con una norma, quella del 3 per cento del FUS dedicato a questo, un principio che avevamo già introdotto nella legge n. 107 - quindi i due provvedimenti si incrociano - che dice però qualcosa di fondamentale: mettendo a disposizione delle risorse concrete, finalmente diciamo che l'arte non è una perdita di tempo nella scuola, che l'obiettivo della scuola non è solo quello di trasferire delle conoscenze. Vorrei citare qui Luigi Berlinguer, che su questo ha fatto una battaglia nella sua giovanissima età e continua a farla, una battaglia straordinaria per ribadire questo principio: l'arte nella scuola è un elemento fondamentale e, mentre la cultura razionale è quella che produce l'obbedienza, l'omogeneità e l'omologazione, l'arte favorisce la differenza, produce il pensiero critico, quindi diventa un elemento davvero fondamentale per la democrazia, per l'emancipazione di ognuno, e anche un elemento che permette ai ragazzi, nelle loro differenze, come arrivano nella nostra scuola, di emergere dove meglio sono capaci, dove il loro talento si applica meglio. Questo è un elemento fondamentale che è contenuto nella legge, tra l'altro è una miglioria importante portata dal Senato. Naturalmente, se vogliamo sostenere tutto questo, è necessario anche un aumento delle risorse, e qui è previsto un aumento delle risorse del FUS. Per tanti anni questo settore è stato oggetto di tagli, perché si riteneva che fosse un settore improduttivo, uno spreco, ma per tanto tempo, anche in una cultura diffusa in tutte le parti politiche, è stato considerato un settore sovrastrutturale: l'economia è ciò che è importante e la cultura è qualche cosa di sovrastrutturale. Noi non la pensiamo così, e con questo provvedimento diciamo che non è più così: diciamo che la cultura è un elemento fondamentale su cui è necessario investire. Certo, il cammino è lungo. Noi abbiamo trovato un baratro, abbiamo trovato dei tagli che avevano prodotto - l'ho detto in un'altra occasione - qualche cosa di simile al Gran Canyon, scavato non dal Colorado ma da chi ha governato precedentemente questo Paese, e stiamo invertendo la rotta rimettendo risorse, ma soprattutto stiamo facendo passare un principio che è fondamentale dal punto di vista culturale, cioè l'importanza di questo settore e l'idea - voglio usare una parola precisa - che questo settore è un investimento. Che cos'è un investimento? Un investimento in economia è quel concetto secondo cui, quando metti una risorsa, quella risorsa non solo ti ritorna ma tendenzialmente ti ritorna aumentata. Questo, nel settore dello spettacolo, è vero da un punto di vista economico, è vero anche da un punto di vista economico, ma soprattutto è vero perché davvero ogni euro investito in cultura produce sicurezza, produce democrazia, produce arricchimento delle persone, produce arricchimento dei cervelli. E su cosa deve investire un Paese, se non sul cervello dei suoi cittadini? In particolare, il nostro Paese, l'Italia, che davvero è una superpotenza culturale, che ha vissuto negli anni - questa è un'altra cosa che ritengo fondamentale sottolineare - il peso del proprio straordinario patrimonio culturale per cui per tanto tempo c'è stato un disequilibrio tra il patrimonio culturale e le attività culturali, perché il patrimonio, richiamando così tanta attenzione su di sé proprio per la sua assoluta straordinarietà, sottraeva però attenzione e risorse alle attività culturali; ma le due cose vanno insieme. Tutto è stato davvero, a suo tempo, contemporaneo, ed è davvero fondamentale che anche il nostro patrimonio viva attraverso lo spettacolo e che attraverso lo spettacolo si realizzi quella cultura che è la cultura del nostro tempo.
Se noi vogliamo essere - come siamo - quella superpotenza culturale che siamo nel mondo, se vogliamo produrre quella diplomazia della cultura che ci ha portato negli anni a scommettere sul tema dei Caschi blu della cultura, ad essere quelli che producono relazioni con gli altri Paesi e con le culture differenti proprio attraverso la fascinazione e il rispetto che la nostra cultura produce. Pensate che cos'è oggi un universo di Paese come la Cina, e guardate come la Cina guarda all'opera italiana, alla musica italiana, cioè con rispetto, perché, proveniente da una cultura millenaria, riconosce a noi una dignità culturale altrettanto rilevante. Siamo uno dei pochi Paesi che ha questa possibilità, siamo uno dei pochi Paesi che può confrontare il proprio teatro con la straordinaria tradizione del teatro indiano o la propria cultura della danza con le danze dei Paesi del mondo che di questo fanno uno degli elementi centrali. Noi siamo questo, quindi investire vuol dire davvero mettere risorse, come facciamo con l'aumento del FUS, ma come facciamo con gli sgravi fiscali, come facciamo con la scelta fondamentale di applicare anche a questo settore il concetto dell'art bonus, che non è solo - lo è rilevantemente - risorse concrete (65 per cento di sgravio fiscale), ma è la possibilità reale di dire: se tu investi in cultura stai già sostanzialmente pagando un pezzo delle tasse, perché ogni investimento in cultura è un investimento che fa bene al Paese, quindi il 65 per cento di quello che investi in cultura io te lo sgravio perché ti riconosco che hai già contribuito alla leva fiscale con la tua azione.
Io credo che tutti questi elementi e tanti altri che sono contenuti nel provvedimento fanno sì che questa norma possa essere davvero, come è stato in parte al Senato, una norma ampiamente condivisa, naturalmente condividendola nelle forme più diverse. Molti diranno - ho avuto modo di vedere le proposte emendative - gli elementi che si potevano migliorare, che provo a riassumere così. Sono migliorie di tre tipi, e alcune di esse vanno a specificare gli indirizzi che noi diamo al Governo. Nella gran parte di queste specifiche, devo dire sono assolutamente d'accordo, credo che si possa specificare, credo che vadano nella stessa direzione. Ho suggerito ai colleghi, proprio perché la legislatura si avvia alla conclusione, proprio perché in tante legislature si è tentati di arrivare a questo traguardo ma non lo si è mai tagliato, di contribuire al taglio di questo traguardo e di trasformare quegli emendamenti in ordini del giorno, che hanno un valore in una legge che contiene delle deleghe, perché specificano ulteriormente degli indirizzi, peraltro molto ben contenuti in questa legge. Naturalmente esiste qualche proposta emendativa che propone giustamente anche degli aumenti di risorse, e figurarsi se noi non saremmo favorevoli, ma riteniamo di essere arrivati ad un traguardo importante con quello che abbiamo fatto. Abbiamo combattuto anche al Senato, naturalmente, è sempre un braccio di ferro per provare ad aumentare alcune risorse, per introdurre sgravi ulteriori, crediamo di aver raggiunto un punto di mediazione, un punto di caduta particolarmente rilevante. A me ha colpito che tutte le proposte emendative, però, riconoscano il tracciato di questa legge, l'importanza fondamentale che questa legge rappresenta, allora dico: diamo a questo settore la possibilità di ripartire, non dal 1965, non dal 1985, ma dal 2017, andando a dare concretamente, da dopodomani, quegli sgravi fiscali, quell'art bonus, quell'aumento del Fondo unico dello spettacolo, andando a dare quelle deleghe che permetteranno il riordino normativo, la semplificazione e una maggior tutela della professionalità dei lavoratori di questo settore, e andando ad attuare poi insieme queste deleghe; e chissà, qualunque sia la maggioranza della prossima legislatura, qualunque sia il Governo, anche eventualmente intervenendo su questa legge con ulteriori elementi. Ma finalmente - finalmente! - possiamo dire a questo settore: guardate che il Parlamento italiano, la politica, non è indifferente al lavoro che voi fate, si è accorta dell'importanza del settore che voi rappresentate e vi produce una normativa contemporanea rispetto ai tempi. Concludo, Presidente, dicendo che il testo di questa legge l'hanno scritto i senatori, l'ha scritto la Commissione cultura del Senato; hanno contribuito a scriverla molti di noi, interloquendo con quei colleghi, ma l'hanno scritto concretamente migliaia di persone che davvero, in alcune centinaia di incontri in tutto il Paese, nel territorio, nelle notti passate a discutere, hanno dato la loro opinione. Questo elemento di metodo, questo elemento di confronto è un elemento importante: questa è una legge che non partorisce dall'idea o dal sogno di qualcuno ma dal lavoro comune di un intero settore. Questo è particolarmente rilevante, perché finalmente davvero la fotografia che è contenuta in questa legge corrisponde alla realtà fuori da quest'Aula; cioè la ricostruzione di una relazione positiva tra quello che succede qui dentro e quello che succede fuori nel Paese è uno degli elementi fondamentali. Per queste ragioni, chiedo ai colleghi, propongo ai colleghi di fare un lavoro ordinato nella discussione di oggi, nel voto dei prossimi giorni, ma di provare tutti insieme a superare questo traguardo e a dare a queste donne e a questi uomini che davvero lavorano, come hanno detto loro, per la nostra felicità, gli strumenti di farlo in maniera adeguata e forte.

venerdì 3 novembre 2017

la politica come progetto e costruzione di futuro

Credo che in questi ultimi mesi prima del voto sia più che mai necessario abbandonare le divergenze interne e le diatribe sui cavilli per dedicare l'entusiasmo e la passione politica a realizzare concretamente un progetto di miglioramento del Paese e di rinnovamento di Regione Lombardia. 
Lo scorso weekend ho avuto modo di partecipare alla conferenza programmatica di Napoli e di incontrare persone che, da ogni parte d'Italia, hanno scelto di mettere il proprio tempo, le proprie energie e le proprie competenze al servizio di un progetto e di un futuro da costruire insieme provando a confrontarsi sui temi chiave dell'oggi: dalla cultura al lavoro, dall'Europa alla legalità, sono emersi tanti strumenti di analisi della società e della situazione attuale e tanti spunti di riflessione. Piccoli mattoncini su cui progettare tante nuovi percorsi possibili. Qualcuno si realizzerà, qualcuno no, altri saranno idee che non muoiono mai e che ritroveremo altrove, ma credo che i rapporti umani e le relazioni siano quanto di più prezioso la politica possa darci. Ecco quella passione e quell'energia credo che ora più che mai vadano unite, raccolte, spese bene.

domenica 29 ottobre 2017

In viaggio verso casa :)

Si chiude la 3 giorni programmatica del Partito Democratico. Tre giorni di incontri, confronto, passione politica. Domande, risposte, spunti di riflessione. Questo pomeriggio prima di prendere il treno ho avuto qualche ora per visitare la città, ed essendo la mia prima volta a Napoli ho voluto approfittarne. Ho fatto tutto il giro del centro e ho trovato piccoli spunti di bellezza imprigionati nel degrado. Poi sono entrata in libreria e ho visto il cartello del bonus cultura per i 18enni e ho pensato a quante cose possono fare i ragazzi grazie a un libro, o più in generale avvicinandosi ai teatri e ai musei e ho ritrovato il senso del lavoro che si sta facendo per tornare ad investire in cultura. Il mio pensiero di oggi va ai ragazzi che crescono in quei vicoli, in una città dagli odori vivi, con i cestini della spazzatura colmi, i panni stesi spudoratamente al sole anche quando è nuvolo. La mia speranza per il loro futuro è che possano entrare in una libreria e comprare un libro, entrare nel bellissimo museo ferroviario di Pietrarsa, andare a teatro la sera e appassionarsi alla bellezza.

giovedì 26 ottobre 2017

Verso una parità di genere effettiva: come?

Ad oggi, sembra quasi un dato positivo avere un’occupazione femminile al 48% mentre la media europea è del 65%. Mi pongo una domanda necessaria: come colmare questo gap? Come rendere l’Italia più europea e di fatto più propensa a non discriminare la donna e a non metterla nelle condizioni di dover scegliere tra carriera e maternità?
Sicuramente il percorso è lungo e complesso e richiede un lavoro culturale che parte dalla scuola e dalla famiglia, un lavoro certamente non facile e non scontato. Cosa può fare la politica per incidere in modo determinante in questo percorso? La risposta non è facile ma mi sento di rilanciare tre idee,  già discusse in un recente passato da esperti del lavoro.
INCENTIVARE L’OCCUPAZIONE FEMMINILE
Un’idea di non facile realizzazione può essere quella di incentivare il lavoro femminile con una riduzione dell’IRPEF, non per un anno o due ma fino al raggiungimento della media europea del 65% di occupazione femminile, o fino al raggiungimento di una parità di genere nell’occupazione.  Incentivare con sgravi fiscali come si è fatto con il Jobs Act con i  primi 3 anni di assunzione e come si sta provando a fare per gli under 35, in modo da far sì che a parità di stipendio non convenga mai all’interno di una famiglia scegliere che sia la donna a rinunciare ai propri obiettivi professionali.
EDUCARE ALLA GESTIONE CONGIUNTA DEI CARICHI FAMIGLIARI
In Parlamento giacciono alcune proposte di legge per il permesso di paternità obbligatorio: ecco io credo che su questo elemento bisognerebbe fare un investimento maggiore, estendendo il permesso di paternità obbligatorio ad almeno un mese ma anche suddividendo i mesi di maternità facoltativa (8 mesi totali) in 4 mesi per la madre e 4 mesi per il padre, in modo che il padre sia incentivato ad usufruirne e lo stesso anche per i congedi parentali orizzontali, le 16 ore settimanali di cui le madri usufruiscono nei primi mesi di vita. Ripensare i tempi di vita delle neocoppie, fin da subito come un tempo di responsabilità comune, per provare ad estirpare quel pregiudizio così radicato nella nostra società per cui “la donna fa per dovere, l’uomo le dà una mano se vuole”. 
INVESTIRE IN COMUNITA’
Nella società dell’individualismo, troppo spesso la gestione dei bambini viene ritenuta di competenza dei soli genitori e famigliari, spesso nonni che ancora lavorano perché non hanno raggiunto l’età pensionabile o che sono troppo stanchi per correre appresso a bambini pieni di vitalità ed energia. Ripensare i servizi dell’infanzia non come un optional per benestanti ma come accoglienza del piccolo cittadino che cresce nella comunità di cui fa parte: come dice un noto proverbio africano “per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”. Questo può declinarsi certamente in asili nido o babysitter comuni di condominio, ma anche in uno sforzo da parte della scuola per farsi carico dei bambini e dei ragazzi nel tragitto casa-scuola tramite servizi piedibus o altre forme che favoriscano l’aggregazione

e la socialità. L’abitudine ad una gestione dei bambini da parte della comunità tutta potrebbe, nel corso di qualche anno, aiutare le donne a liberarsi dal giudizio morale che spesso ancora subiscono nel momento in cui legittimamente scelgono di dedicarsi al lavoro 8 o 10 ore al giorno perché quel lavoro costituisce la loro passione e la loro realizzazione personale, le rende felici e di fatto permette loro di spendere con i propri figli un tempo quantitativamente inferiore ma qualitativamente superiore.

lunedì 23 ottobre 2017

Lavoro e futuro: a che punto siamo con le politiche attive del lavoro? Incontro pubblico a Ronco Briantino con la viceministra Teresa Bellanova

Venerdì 10 novembre alle 21 presso la sala civica situata alla CHIESA VECCHIA di Ronco Briantino (via San Carlo 5) , incontro pubblico su LAVORO E FUTURO con:

Teresa Bellanova, Viceministra dello Sviluppo Economico
Barbara Riva: Direttrice Generale di AFOL Monza e Brianza
Rita Pavan, Segretaria Generale di CISL Monza Brianza e Lecco
Kristiina Loukiainen: sindaca di Ronco Briantino e presidente di Offerta Sociale
Jamila Abouri, assessora alle politiche sociali del comune di Bernareggio.

L'incontro sarà così strutturato:

- AFOL: l'oggettività dei dati;
la situazione attuale del mercato del lavoro;
l'organizzazione ed efficacia dei centri per l'impiego nella provincia di Monza e Brianza e nel nostro territorio del Vimercatese

- CISL: il punto di vista dei lavoratori;
efficacia dei servizi per le politiche attive del lavoro;
cosa è cambiato con l'introduzione del Jobs act, cosa sta funzionando e cosa meno;

- Sindaca: limiti e capacità d'azione di un comune per sostenere le le richieste di aiuto/lavoro dei concittadini

- Assessora: le problematiche del lavoro legate alla gestione dell'immigrazione e integrazione

- Viceministra:
il punto di visto del Governo e le risposte alle sollecitazioni degli altri relatori

Abbiamo creato il blog https://lavoroefuturoblog.wordpress.com/ dove raccogliere le idee della brianza sul tema delle politiche attive del lavoro. Attendiamo anche i vostri contributi!




mercoledì 30 agosto 2017

Le donne democratiche di Monza e Brianza contro la violenza

Il terribile duplice stupro di gruppo  di Rimini avvenuto pochi giorni fa ha suscitato in alcune persone  come triste risultato - invece che una denuncia dura e ferma di crimini di questo tipo nei confronti delle donne -  una gara selvaggia su chi le sparava più grosse. 
In particolare sono saliti alla ribalta due commenti odiosi nei contenuti e nei modi in cui sono stati ampiamente divulgati: uno del segretario cittadino di San Giovanni Rotondo di Noi con Salvini  con un post pubblico su FB, l’altro di un mediatore culturale sotto un articolo di un noto giornale.
Nel primo post,  un tal Saverio Siorini, scriviamo il nome a chiare lettere perché non vogliamo essere politically correct in questo caso, si chiedeva come e quando la presidente Boldrini e le donne del PD verranno stuprate anche loro. Come punizione divina, sembrerebbe.
Il povero uomo, perché di povero uomo si tratta, ha poi persino cercato di giustificare il suo post ‘ironico’ dicendosi arrabbiato con la Boldrini e le femministe (quindi donne del PD) che non avevano detto nulla sullo stupro di Rimini.
Era offeso il poveraccio.
Secondo post: in questo caso il felice autore è Abid Jee, che ‘lavorava’ per una cooperativa  come mediatore culturale.
Una figura che normalmente dovrebbe avere una sensibilità ed una cultura di alto livello.
Invece scrive cosi: “Lo stupro è peggio all’inizio, poi la donna si calma e diventa un rapporto normale” … Un rapporto normale? Una violenza sessuale un rapporto normale?
Da leggere con orrore anche i commenti che sono stati scritti sotto la bacheca del grande uomo conoscitore del piacere femminile … una fiorire di  minacce di stupro, una serie di violenze  ai danni delle povere sorelle, madri figlie del malcapitato. Capito? Stupro chiama stupro ...
Perché scriviamo tutto questo? Perché abbiamo deciso di denunciare, come donne del Partito Democratico di Monza e Brianza, ma soprattutto come donne, questo continuo stillicidio di violenza verbale contro il genere femminile spesso presente sui social, sui giornali, sulla carta stampata.
Una violenza che purtroppo troppo spesso ormai si trasforma in violenza reale. Questo sdoganamento della violenza, questo ‘liberi tutti’ in cui il corpo femminile, la nostra stessa identità femminile viene derisa, messa alla berlina, usata come scoop giornalistico o come momento di celebrità virtuale di qualche ipodotato.
Ricordiamo gli insulti quotidiani alla Presidente della Camera Laura Boldrini, come a tante di noi che subiscono giorno dopo giorno sottili allusioni sessuali, alcune volte vere e proprie minacce o abusi.
Dobbiamo dire BASTA a voce alta, a testa alta. Perché non è possibile stare zitte davanti a un sindaco che indica come ragazzata lo stupro di gruppo di 12 tredicenni ai danni di una loro coetanea, né si può leggere un settimanale  che riprende una ministra che mangia il gelato con allusioni sessuali neanche tanto velate, o un altro quotidiano che racconta il bikini o le cosce di una ministra.
Ricordate il deputato pentastellato che accusò le donne del Pd  “capaci solo di fare pompini” o ci siamo dimenticate anche quello? Ci siamo abituate a tutto questo?
Ci stiamo abituando a tutto. Alle allusioni sessuali sul lavoro, sul web, in politica?
Ci stiamo abituando a tal punto che oggi uno stupro diventa un rapporto sessuale normale e consenziente dopo qualche minuto di agitazione?
Ci stiamo abituando che un cretino  qualsiasi possa augurarci di essere stuprate?
Ci stiamo abituando a dover pubblicamente esecrare uno stupro? Uno stupro capite, come se non fosse  già di per sé un crimine. Dobbiamo forse esecrare un omicidio per non farci accusare di negligenza femminista?
Possiamo realmente abituarci a tutto questo?
Noi abbiamo detto di no: e siamo pronte a denunciare chiunque da oggi in poi usi parole, modi ed espressioni che possano in qualche modo offendere la nostra dignità femminile .
Noi diciamo NO.
Unite. Solidali. Femministe. Femminili. Donne.


Le donne del Pd di Monza e Brianza:  Francesca Pontani, Cristina Maranesi,  Melina Martello, Vanessa Scalfarotto, Wally Monguzzi, Cleo Chiodaroli , Maria Chiara Villa, Elena Pepe, Maria Tosti, Maria Rita Gozzi, Elisa De Lucia,  Mariella Baldussi,  Antonia Maderna, Graziella Benzo, Maria Magni.

sabato 26 agosto 2017

Sui fatti di Roma: rifugiati, case, ascolto dell'altro

Certamente occorre attendere le dovute verifiche sulle responsabilità di quanto avvenuto negli sgomberi dei rifugiati a Roma, e sono da condannare tutte le derive violente delle forze dell'ordine. Capire se gli alloggi fossero effettivamente gratuiti o in una sorta di subaffitto estorsivo, capire di chi è la responsabilità dell'ordine di sgombero e quindi della modalità violenta in cui è avvenuto è assolutamente necessario per evitare il ripetersi di questi episodi. Ma un dato è certo: nessuno, italiano o straniero, bianco o nero, donna o uomo che sia ha diritto ad un appartamento gratuito in centro a Roma per 4 anni - con il beneficio del dubbio che i colpevoli fossero in realtà coloro che riscuotevano in nero l'affitto. 
I movimenti per la casa hanno una responsabilità in tutto questo nell'investimento sulla paura e sulla rabbia di poveri disperati a cui va comunque offerta una possibilità di riscatto sociale, ma non così. L'abusivismo non può essere una risposta ad una mancanza di collocazione nella società. Compito della politica è di includere ed integrare queste persone, per non permettere che altri investano sulla loro rabbia e riconoscerne la fragilità ma anche il potenziale lavorativo. Il punto è che la violenza è sempre da condannare in qualunque forma, quindi anche da parte delle forze dell'ordine, ma bisogna prendere atto del fatto che la violenza stessa esiste nell'essere umano in quanto tale anche in assenza di guerre sul nostro territorio da decenni. 
Prevenire il conflitto, ascoltare le istanze di chi ha un problema, dare rappresentanza ai gruppi in modo tutelato e serio e nello stesso tempo garantire che ci siano sempre delle opzioni alternative diverse, è funzione della politica e delle istituzioni ma più in generale dovrebbe essere ambizione della società tutta. Una funzione anche pedagogica per portare chi è "perso" a trovare una sua collocazione, abitativa e non solo, provando strade diverse, soluzioni ad hoc. Se si innesca un meccanismo muro contro muro, se si prende l'esasperazione e la si incanala "contro" qualcosa o qualcuno, si va solo in direzione di ulteriore violenza ed è un'escalation da evitare.

mercoledì 2 agosto 2017

Metro a Vimercate: al via lo studio di fattibilità


Settimana scorsa insieme a Regione Lombardia, Comune di Milano e Comuni coinvolti (Brugherio, Agrate, Carugate, Concorezzo e Vimercate) è stato suddiviso il costo dello studio di fattibilità, preparando un accordo che dovrà essere approvato dalle amministrazione coinvolte entro settembre, in modo che lo studio, che sarà preparato da Metropolitana Milanese, sia disponibile entro i successivi otto / dieci mesi. A quel punto avremo la scelta definitiva del percorso per arrivare al collegamento, e partirà la fase successiva di progettazione definitiva e finanziamento dell'opera.
I cinque scenari possibili sono: 
1) rivisitazione del precedente progetto definitivo della metropolitana 
2) attivazione di un servizio solo su gomma 
3) istituzione di un bus rapid transit con corsie preferenziali dedicate 4) realizzazione di una metrotranvia 
5) prolungamento della metropolitana con un diverso tracciato rispetto a quello precedentemente ipotizzato.
Aggiungo link ad articolo de Il Cittadino: 
 http://www.ilcittadinomb.it/stories/Cronaca/rampi-pd-la-linea-2-della-metropolitana-in-brianza-il-progetto-riparte_1245013_11/ e per chi vuole, sul Giornale di Vimercate uscito ieri martedì 1 agosto c'è uno speciale sul tema con le interviste ai sindaci del nostro territorio. 
Vi ricordo che è gradito ogni vostro contributo sui social media con hashtag #metroavime volto a raccontare i disagi dei pendolari e come migliorerebbe la vostra routine quotidiana grazie ad un trasporto più rapido ed efficiente da o verso Milano.
Continuate comunque a firmare la petizione sia online:
 https://www.change.org/p/regione-lombardia-portate-la-metropolitana-a-vimercate-metroavime che negli esercizi commerciali di Vimercate e Brianza che aderiscono:

• bar Vittorio, via Cremagnani 1, Vimercate; 
• cartoleria Nuova Orefra, via Ronchi 11/D, Vimercate; 
• parrucchiera Miriam, via De Gasperi 24 Oreno ; 
• bar Teatro, via Garibaldi 30, Vimercate; 
• la Bottega delle S, via P. Colombo 5, Vimercate; 
• Arci Banfi sopra il bar Locomotiva, piazza Marconi 7, Vimercate;
• bar Paren, via Matteotti, Agrate Brianza;
• abbigliamento Le fantasie di Livilla, via Concordia 9, Mezzago;
• bar Lullaby, piazza Castello, Sulbiate;
• bar Toti, piazza Toti 10, Burago; 
• bar Un pensiero, via santa Maria Molgora 4, Burago;
• Solo natura, via Alessandro Manzoni 19, Concorezzo;
• Pit Stop gommista, via Guido Rossa, Concorezzo.


sabato 1 luglio 2017

Assemblea dei circoli: incontrare, costruire, approfondire giorno dopo giorno

"Loro distruggeranno, noi costruiremo.
 Loro insulteranno, noi studieremo.
 Loro spaventeranno, noi aiuteremo."


La due giorni del forum nazionale del Partito Democratico è stata un momento di confronto intenso e che ha certamente contribuito a dettare le linee programmatiche per il lavoro dei prossimi mesi della nostra comunità. Un Matteo Renzi nuovamente energico, che sa trasmettere speranza. Una comunità solida che crede fermamente nel futuro e nel cambiamento. Che vuole provare a portare avanti un percorso diverso, più inclusivo e una comunicazione pensata per veicolare al meglio i contenuti e per uscire dalla bolla autoreferenziale in cui spesso rimangono i nostri post, le nostre riflessioni, i nostri articoli.
"Non ho nostalgia dei tavoloni con dodici sigle di alleanze che si chiamavano Unione e pensavano a parlarsi male addosso e c’era chi diceva sì e poi andava in piazza contro il governo".
Uno dei pezzi più applauditi del nostro segretario parte dal rifiuto della nostalgia del passato per lasciare il posto alla speranza e al futuro: un passaggio chiave che si tenta di portare a termine da 4 anni ma senza mai arrivare al suo completamento. Perché no, la nostalgia non può e non deve essere il paradigma della politica: la politica deve costruire progetti, portarli avanti, confrontarsi con la realtà e misurarsi quotidianamente con il cambiamento per interpretarlo, per aiutare e guidare i cittadini nell'essere parte attiva del cambiamento.
Ho molto apprezzato l'ampio spazio dato a Lucia Annibali, donna coraggiosa che ogni giorno coesiste con la sua sofferenza e che si è tuttavia trasformata negli anni in una persona che sa trasmettere speranza. E poi tanto altro: lo ius soli raccontato dallo sguardo sorridente di Insaf Dimassi una ragazza di 20 anni - in Italia da quando aveva 9 mesi - che studia scienze politiche e che ancora non ha ottenuto la cittadinanza, Mauro Berruto e le bellissime storie di tenacia e impegno che ci ha riportato, e un giro per l'Italia del nostro segretario in autunno per mettersi all'ascolto dei territori e delle loro peculiarità.  Una mattinata dedicata ad interventi autorevoli ma anche una serata tematica con gruppi di lavoro specifici e in cui abbiamo avuto la possibilità di confrontarci su ciò che sarà al centro del lavoro del partito sul territorio nei prossimi mesi: dalla militanza alla comunicazione, dallo spazio dedicato agli amministratori locali alle priorità da portare avanti per garantire ai giovani di avere pieno accesso alla vita del Paese: casa, lavoro, mamme. Di questo ci vogliamo fare carico come partito democratico, di favorire l'inclusione e l'occupazione, di aiutare i nostri giovani e meno giovani a trasformare i loro sogni in progetti concreti, di continuare a spiegare con pazienza la complessità di ciò a cui i nostri rappresentanti lavorano giorno dopo giorno, e che ogni semplificazione è una truffa.

lunedì 26 giugno 2017

Interpretare i bisogni dei cittadini: una necessità da cui ripartire


Definirla o no sconfitta generale non è una questione di punti di vista, ma più che altro di significato delle parole in lingua italiana. Leggo da stamattina analisi più o meno autorevoli e più o meno consapevoli sul perché abbiamo perso in alcune città chiave, in altre considerate roccaforti rosse e anche dove per 5 anni avevamo ben amministrato ma "raccontato male" il lavoro svolto. Trovo tuttavia che siano mancati due elementi fondamentali in questa campagna elettorale e nel modo in cui il centrosinistra ha affrontato queste amministrative: l'ascolto dei cittadini e dei loro bisogni e delle loro paure e la capacità delle nostre classi dirigenti di farsene carico. 

Ascolto della percezione di insicurezza dei cittadini, penso a Sesto San Giovanni, ex "stalingrado d'Italia" dove le fabbriche non ci sono più e per spiegare ai cittadini che gli stranieri che popolano le periferie milanesi non stanno facendo concorrenza sleale nel nostro mercato del lavoro serve molto più di una campagna elettorale: serve un lavoro concreto di presa in carico delle paure dei cittadini, del loro bisogno di inclusione, serve che chi ricopre cariche istituzionali provi a capirne i bisogni e trovare strade nuove per andare incontro a quei bisogni, non denigrandoli a capricci di serie B. Occorre un lavoro di integrazione sul lungo periodo, che non può essere fatto solo pochi mesi prima del voto e un cambio di rotta per quanto riguarda il linguaggio di alcuni esponenti delle istituzioni verso i cittadini. 
Un investimento in cultura e in tutto ciò che fa sì che i cittadini possano vedere nel cambiamento un'opportunità, e mettersi in gioco essi stessi partecipando attivamente alla res publica.
Leggo con stupore alcuni che scrivono che il problema sarebbe Matteo Renzi: il nostro segretario che in questi mesi di campagna elettorale è rimasto defilato, come gli era stato suggerito in seguito alla sconfitta del referendum. Il nostro segretario che voleva, fin dal 2012, rottamare la classe dirigente che invece sui territori è rimasta e ha scelto tutto: i candidati sindaco, gli schemi da seguire, le persone da mettere nelle liste per il consiglio comunale e quelle che avrebbero o no fatto gli assessori successivamente, il tutto basato sulle correnti e non sulla meritocrazia, ma soprattutto una classe dirigente del partito che spesso ha finto di avvicinarsi alla passione politica di Matteo Renzi per poi continuare sul territorio a portare avanti vecchi schemi e vecchie logiche, di fatto vanificando il tentativo della nostra generazione di portare più Europa e più cambiamento nel quotidiano. 
Come possiamo chiedere ai cittadini di vedere positività nel cambiamento economico-sociale in atto e di essere essi stessi parte attiva del cambiamento, se la frase più ricorrente all'interno del partito è "si è sempre fatto così"? 
Un partito che non sa avvicinare le persone, e che dopo le sconfitte tende a mantenere nei posti ai vertici le stesse persone che quelle sconfitte hanno contribuito a causarle, nel vano tentativo di non ferire l'orgoglio di chi ha perso, di ricompattare il gruppo intorno agli sconfitti. Alcuni candidati sindaco forse non erano giusti per quella realtà locale, va detto, ma il candidato sindaco non è tutto nella campagna elettorale c'è un gruppo di lavoro e soprattutto c'è una scelta che viene fatta a monte: l'anno scorso a Milano Pisapia non si è ricandidato, di fatto aprendo le porte a Sala, dato per possibile vincente. L'abitudine a ricandidare il sindaco uscente non è sempre una buona pratica e soprattutto non è un obbligo sociale a cui non si può sfuggire. 
Anche i complimenti pro-forma e i ringraziamenti a chi ha rovinosamente perso, li terrei in privato da parte degli amici: scrivere in pubblico a chi ha perso "grazie di tutto avete dato il massimo / da voi ho imparato moltissimo / poteva andare meglio ma non è colpa tua", letto da un cittadino qualunque suona come "per fare politica bisogna per forza essere finti quindi la politica è lontana da me, è altro da me".

mercoledì 21 giugno 2017

Proposta di legge C. 2950 su imprese culturali e creative: a che punto siamo?


Venerdì 23 Giugno alle ore 15 ad ArtLab 17 Milano ci sarà un incontro in cui verrà presentato un aggiornamento sulla proposta di legge sulle imprese culturali e sullo stato di avanzamento del suo iter parlamentare, in coerenza con il percorso intrapreso lo scorso anno con l’audizione della Commissione Cultura a Mantova. Interviene l'onorevole Roberto Rampi, membro della VII Commissione Cultura alla Camera dei deputati. 

martedì 20 giugno 2017

I cambiamenti per le aree naturali protette: una nuova governance condivisa per interpretare meglio le esigenze nel territorio

L'Italia ha un patrimonio paesaggistico inestimabile, la cui valorizzazione sarà maggiormente favorita con il provvedimento approvato oggi alla Camera - che ritornerà al Senato per l'approvazione definitiva - in cui si introduce una sintesi tra tutela della natura e sviluppo sostenibile. Il provvedimento riguarda i parchi nazionali, i parchi naturali regionali, le riserve naturali e le aree protette marine, inserite in un sistema nazionale delle aree naturali protette.
I parchi e l'ambiente non più come elemento residuale ma come chiave di sviluppo e rilancio dell'economia su basi nuove: con questo disegno di legge si vuole andare a semplificare la gestione dei parchi e garantirne una maggiore operatività organizzativa.

Tra le modifiche introdotte nel corso dell'esame in Commissione alla Camera, l'istituzione di un Piano nazionale triennale di sistema: uno strumento di programmazione che a partire dal 2018 per 3 anni porterà 30 milioni di € di finanziamenti al settore. 

Viene modificata la norma sulla scelta del direttore del parco: dovrà essere un amministratore preparato e dotato di qualità professionali ben definite, scelto da Regioni e Province coinvolte sulla base di tre nomi proposti dal Ministero dell'Ambiente. 
Si introduce nella normativa vigente una maggiore serietà nella scelta del consiglio direttivo, che sarà costituito da una rappresentanza ministero ambiente, associazioni più rilevanti nel campo dell'agricoltura e della pesca. Proprio negli emendamenti introdotti alla Camera si è riconfermato il numero di 8 componenti per il consiglio direttivo, mentre nella versione della legge uscita dal Senato era previsto un numero variabile.

La tutela ambientale del territorio è imprescindibile, ma favorire lo sviluppo armonico dell'indotto è comunque importante, per questo si è trovato un punto di mediazione tra la tutela dell'ambiente e la possibilità di sviluppo delle attività antropiche legate alla natura, per meglio valorizzare la biodiversità ma anche l'agricoltura e si dà nuovo spazio alla promozione della green economy, un settore che può portare a nuovi occupati.
Vengono inoltre attribuite all'ISPRA le funzioni di supporto tecnico-scientifico, nonché di monitoraggio e controllo ambientali e di ricerca, in materia di aree naturali protette, biodiversità e protezione dell'ambiente marino e costiero.

La riforma della legge che aveva istituito le aree protette (394/1991) era necessaria non solo per correggere quei difetti strutturali che si sono evidenziati nel corso degli anni nella concretezza dell'applicazione quotidiana di tali norme, ma anche per adeguarsi alle normative europee. Si chiede inoltre al Ministero dell'Ambiente di individuare, d'intesa con l'Europa, le modalità per portare avanti al meglio il progetto APE (Appennino Parco d'Europa).

Grazie a questa nuova normativa, assistiamo ad una nuova impostazione nella gestione dei parchi basata sul dialogo nel territorio con gli enti locali: un'interazione costante tra le parti per superare la diffidenza e le conflittualità tra comuni ed enti-parco, l'interpretazione concreta della necessità di creare un circolo virtuoso positivo in cui tutti gli attori coinvolti siano protagonisti di un nuovo modo di considerare le diverse aree protette: in una prospettiva unitaria e di insieme, con l'intento di far emergere le energie migliori del settore. 

Nelle Aree Marine Protette saranno precluse nuove estrazioni - con estensione del divieto alle "aree contigue" al parco, è ed previsto un incentivo a realizzare i piani paesistici che dal 1985 in poi poche Regioni sono riuscite ad attuare.

lunedì 19 giugno 2017

Programma della Festa de l'Unità di VIMERCATE che inizia settimana prossima.



DIBATTITI POLITICI:
mercoledì 28 giugno ore 21:
"Nuovi sviluppi per la politica locale" con:
Mariasole Mascia, Davide Nicolussi e Elena Allevi

giovedì 29 giugno ore 18.30:
"Il trasporto pubblico locale e la M2" con:
Enrico Brambilla, consigliere regionale
Marco Granelli, assessore ai trasporti del Comune di Milano
Pietro Virtuani, segretario del PD di Monza e Brianza e consigliere provinciale
dibattito a tutto campo sul futuro del tpl e sulle prospettive per il prolungamento della linea verde della metropolitana da Cologno Nord a Vimercate e le sue possibilità alternative, condotto dal giornalista del Giornale Di Vimercate Lorenzo Teruzzi
venerdì 30 giugno ore 18.30:
"costruiamo ponti, abbattiamo i muri"
dibattito sul tema integrazione con:
Mohamed BA, attore
Jamila Abouri, assessora alle politiche sociali del Comune di Bernareggio e membro della segreteria provinciale della Federazione Pd Monza E Brianza
Mazen Hussein, responsabile provinciale dei Giovani Musulmani d'Italia - Monza.
giovedì 6 luglio ore 18.30:
"Il lavoro nel mondo che cambia: nuove opportunità, nuovi diritti"
con:
on. Chiara Gribaudo, in Commissione lavoro alla Camera dei deputati e Matteo Villa, CGIL
venerdì 7 luglio ore 18.30:
"L'Europa: il nostro presente, il nostro futuro" con: l'europarlamentare on. Brando Benifei, on. Roberto Rampi e un rappresentante del Ciessevi Milano

MUSICA E INTRATTENIMENTO
venerdì 30 ore 21.30 Il Portone, canto popolare
sabato 1 luglio ore 21.30 Senza Patria (Nomadi tribute band)
domenica 2 luglio pomeriggio musica e balli country a partire dalle ore 17
Nelle altre serate musica dal vivo e/o dj-set organizzati grazie Al Basell
Venerdì 7 ore 21 IADT - In Attesa Di Trasferimento -
Sabato 8 ore 21 BLUES ENSEMBLE quartetto blues
Domenica 9
ore 17 GNA cover rock 
ore 21 NO NAME cover rock
Tutte le sere ricca cucina casereccia!

giovedì 1 giugno 2017

La comunicazione democratica ieri, oggi e domani

Dopo la sconfitta referendaria, non si è mai smesso di parlare della comunicazione del Partito Democratico. Del modo in cui raccontiamo ciò che è stato fatto e ciò che vorremmo fare, attraverso i social ma anche nel dialogo quotidiano e offline con i nostri conoscenti.
La narrazione che abbiamo creato, in questi anni, ha certamente avuto qualche problema: non arrivava a tutti. Il lavoro politico non è sempre e solo campagna elettorale, è anche il lavoro quotidiano dei nostri parlamentari, le buone pratiche delle nostre amministrazioni locali, l'impegno quotidiano dei militanti e degli iscritti ai circoli. Circoli che dovrebbero tornare ad essere laboratori di idee, e invece spesso sono piccoli gruppi di anziani che si conoscono da una vita e che chiudono le porte a chiunque si avvicini non in qualità di "figlio di".
Spesso i sostenitori di Matteo Renzi hanno trovato più spazio online per lo scambio di idee, punti di vista, per un semplice confronto di opinioni. Il rischio tuttavia della comunicazione tramite i social è quello di non arrivare a tutti, e di essere troppo aggressiva.
Un messaggio dovrebbe essere veicolato in modo da essere compreso dall'interlocutore, e Facebook ci mette di fronte in contemporanea ad interlocutori diversi: questo ci porta alla difficoltà di non sapere mai se scrivere come se stessimo parlando ad una persona semplice, piuttosto che scrivere in modo serio ed argomentato.
Nell'incontro diretto con gli altri, abbiamo a disposizione molti strumenti del linguaggio non verbale: gesti, sguardi, vicinanza, contesto etc. Questi strumenti mancano nella comunicazione scritta, che tuttavia si è aperta davvero a chiunque negli ultimi anni. Nello scrivere ci rivolgiamo principalmente a sconosciuti, di cui non sappiamo molto e di cui non conosciamo la preparazione politica e gli strumenti culturali che hanno a disposizione, e il messaggio che vogliamo veicolare inevitabilmente non può andar bene a tutti: chi ha una cultura politica troverà probabilmente superficiali post, articoli, punti di vista espressi in modo troppo semplice e d'altra parte scrivendo post troppo lunghi si rischia di annoiare chi è stanco, abituato a slogan pubblicitari e magari è in piedi in metropolitana con lo smartphone in mano che scorre nervosamente la home di Facebook, senza avere le enegie per prestare un'attenzione maggiore a ciò che legge.
Un video su Facebook viene visto in media per 10-20 secondi, e lo storytelling diventa visual per attirare l'attenzione sempre più attraverso le immagini e sempre meno attraverso l'approfondimento dei contenuti.
Un vantaggio per l'utente disattento e sporadico del web, che percepisce come immediatamente fruibili anche materie complesse, ma un enorme handicap per chi cerca di capire e vorrebbe conoscere. Dove troviamo il punto d'equilibrio? Come andiamo incontro al nativo digitale di 16 anni ed insieme al pensionato, al docente e al muratore? E' necessario che il racconto di ciò che la buona politica sa fare per il Paese arrivi a tutti, ma non è facile certamente trovare il punto di equilibrio tra un eccesso di semplificazione e un modo di scrivere troppo serio e poco accattivamente.
Una strada può essere quella di diversificare: diversificare la comunicazione in base al target, e destinare quindi i messaggi giusti alle persone che possono comprenderli. Senza nessuna pretesa di arrivare a tutti nello stesso modo e con gli stessi identici contenuti. Rimane molto difficile, nel fare questa scelta, essere certi di non incontrare l'interlocutore non adatto e dobbiamo quindi essere sempre aperti alla possibilità di ricevere critiche da chi avrebbe preferito l'altra modalità comunicativa.
Un altro passo da fare, certamente, è quello di costruire ogni singolo messaggio (visual o semplice testo che sia) in modo da permettere un'interattività e considerare l'interattività come parte della comunicazione stessa: i commenti spesso generano infinite conversazioni che presto degenerano in insulti reciproci tra persone che partono da presupposti totalmente diversi e non intendono muoversi di un millimetro dal punto dove sono arroccati. Senza una mediazione non c'è incontro con l'altro, senza incontro non c'è politica.
Nell'impostare i messaggi e il dialogo, mettiamo l'altro al primo posto e anche se l'altro non è esattamente il nostro target, spendiamo un minuto in più a spiegare: certamente non potremo convincere chi la pensa in modo totalmente opposto, ma ci sono centinaia di persone che leggono e che non interagiscono attivamente, ma ascoltano i ragionamenti e le argomentazioni:  avere argomentazioni deboli non fa bene se si vuole trasmettere la propria passione politica ma anche i contenuti. Non fa bene al Partito Democratico, alla possibilità di arrivare a tutti con il suo racconto del lavoro svolto e con il suo progetto di futuro. Il mio invito per il futuro è di puntare alla mente delle persone, non alla pancia, e solo laddove la mente non è pronta andare verso la sintesi e un minimo di semplificazione resa necessaria dal contesto. Non il contrario. Non partiamo dalla semplificazione per poi delegare l'approfondimento ai soli che hanno le basi per farlo, perché quelli in grado di approfondire altrimenti saranno troppo pochi per arrivare a tutto il Paese, e soprattutto per arrivarci nei tempi stretti di una campagna elettorale.